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Novaramania: Un mercato enigmatico
Massimiliano
Pirondini
Lo vogliamo chiamare mercato di rafforzamento? Chiamiamolo così, ma la cosa non è che convinca in giro. L'unica cosa sicura della finestra invernale di trasferimenti è che non è stato fatto il possibile, bensì il minimo indispensabile per provare a raddrizzare una stagione compromessa. Forse è proprio così: la stagione è persa anche per la società, che non ha voluto fare grandi sforzi. La cosa che più preoccupa però è che nemmeno in uscita si è riuscito a fare granché, con la ciliegina - più che amara - dell'esonero di Attilio Tesser alla vigilia di un match chiave e squadra affidata a Mondonico.
Partiamo con la difesa. E' arrivato Rinaudo, che non giocava da una vita e l'ha dimostrato nelle prime uscite. Tutta la ruggine è stata messa in mostra a Cesena e Palermo. E' arrivato Gabriel Silva, fidandosi dell'Udinese, una vera e propria scommessa tutta da valutare, mentre Juan Jesus, paventato in lungo e in largo, è rimasto all'Inter per crescere con Ranieri piuttosto che confrontarsi con i bassifondi della classifica. In più sono rimasti Morganella e Garcia, due che fino a oggi non hanno dimostrato di meritarsi un posto in squadra, con Labrin rispedito misteriosamente al Palermo.
Il centrocampo, reparto che doveva essere più rinforzato, ha perso Giorgi e Pinardi. Poco male, ma il loro posto è stato preso da Jensen: in base al curriculum evidentemente, perché il campo anche lui non lo vedeva da una vita e la preparazione l'ha dovuta fare da zero. Infine l'attacco, la zona di campo rivoluzionata. Ad agosto c'erano Granoche, Jeda, Morimoto, Meggiorini e Rubino. Lasciando stare il capitano, che non è mai stato messo in discussione, tutti gli altri sono stati a un passo dall'essere mandati via.
Meggiorini è andato al Torino, Granoche a Varese. Jeda è stato a un passo dal Verona ed è rimasto solo perché Iaquinta ha detto no preferendo il Cesena e Mondonico ha voluto trattenerlo, a differenza di Morimoto che è stato preso e rispedito al mittente dal Chievo in 24 ore. Sono arrivati Caracciolo e Mascara, due buoni giocatori che però non fanno la differenza. Attaccanti nella parabola discendente della loro carriera, come quasi tutti i nuovi arrivati. Dov'è finita la programmazione? E gli acquisti mirati? Tanti punti di domanda, segno distintivo di quest'annata azzurra in sede di mercato.


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