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Palermomania: Scrolliamoci la paura

esultanza miccoli
Di:
Daniele
Valenti
 
16 marzo alle 14:08

Tre sconfitte consecutive contro Siena, Milan e Roma. Il 5-1 alla Lazio, di fatto, si è rivelato la quiete prima della tempesta. Intanto domenica il Palermo va a Lecce, che annaspa nel mare limaccioso della lotta salvezza e cerca di scrostare punti ovunque e contro chiunque con il coltello che tiene tra i denti. Il quarto ko di fila non sarebbe fantascienza: a Mutti mancano Pisano, Barreto e Miccoli, Silvestre è in dubbio e l'umore generale è in picchiata. In caso di rinnovato capitombolo, Zamparini comincerebbe a fare i suoi ragionamenti sul tecnico lombardo, la cui bontà, forse, sta creando nocumento.

Il presidente è stato abbastanza chiaro: apprezza Mutti e il suo lavoro, ma alla bisogna i volt sono troppo pochi per dare la giusta scossa alla squadra. I giocatori, dal canto loro, sembrano aver smarrito il mordente di qualche mese fa, quando pressavano, ringhiavano e soprattutto vincevano. Adesso il Palermo sembra un maratoneta che a percorrere gli ultimi cento metri impiega più tempo che in tutti i chilometri precedenti. La quota 40, che conduce sull'isola della salvezza, è a un tiro di schioppo, pur tenendo a mente che negli ultimi anni sono sempre bastati meno punti per evitare di tirare le cuoia. Ed è vero, inoltre, che tra il Palermo e il Lecce ci sono altre sei squadre che se la passano pure peggio dei rosa.

I fantasmi della Sampdoria sono lontani come l'Italia dal giustizialismo, perché Garrone, a gennaio, pensò bene (ironia) di scippare le pietre angolari della squadra (Cassano e Pazzini); il Palermo, invece, nel freddo dell'inverno si è rinforzato. Ciononostante, la truppa siciliana non ha l'argento vivo addosso e con la mente è già proiettata alla prossima stagione, ma è comunque impensabile che venga risucchiato nel vortice da retrocessione. Per non saper né leggere né scrivere, però, sarebbe auspicabile che soprattutto i senatori si scrollino di dosso la paura, quel germe sovente propedeutico di giorni nefasti. Per fortuna domenica rientrerà Migliaccio, utile in campo e Caronte imprescindibile per i compagni. La leadership, del resto, non te la insegna nessuno: o ce l'hai o non ce l'hai. E in questi momenti è ai più forti che ci si deve aggrappare.

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