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Kakà ama il Milan? Si riduca l'ingaggio della metà: non finirà sul lastrico

26 luglio alle 11:00

Ci mancava solo il riferimento vendittiano di Galliani per avere la conferma: il Milan, cioè Galliani medesimo, cioè Berlusconi, cioè tutti quelli che a loro tengono bordone sono convinti  di avere individuato il demiurgo dei mali scaturiti dalla peggiore estate della loro vita: Kakà.

C'è solo un "piccolo" ostacolo sulla via della carrambata: l'ingaggio del brasiliano che il 31 gennaio 2009, dall'abbaino di casa giurò eterno amore al Milan, sventolando la maglia n.22 e, meno di sei mesi più tardi, passò al Real Madrid in pompa magna. Il giocatore guadagna circa 12 milioni di euro netti all'anno. Via Turati può arrivare al massimo a 6 milioni. Al massimo. Anche se questa cifra costituirebbe una macrocospica contraddizione del conclamato piano di riduzione degli stipendi: tanto valeva la pena pagare un emolumento simile a Thiago Silva e non venderlo al Psg. O no?

Transeat. Se Kakà ama il Milan, come ha sempre detto e ripetuto anche durante gli anni madrileni, ora ha un'occasione per dimostrarlo. Si riduca l'ingaggio della metà, senza se e senza ma e si presenti a Milanello carico di motivazioni milaniste e tecniche, per prendere per mano la sua squadra in un momento tanto delicato di rifondazione.

Siamo uomini o mercenari? Si chiederebbero Raiola e Ibrahimovic. Coraggio. Nè Kakà nè i suoi discendenti sino alla nona generazione, finirebbero sul lastrico.

 

 Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com

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