Da il fatto quotidiano una bella storia di calcio di provincia, ben lontano dai soldi e dalla corruzione che si respira nel calcio che conta. Una favola quella dell'A.C. Lebowskiancora più viva oggi che l'FBI ha avviato un'indagine per corruzione ai danni della FIFA.

Nel 2004 alcuni ragazzi, stufi del calcio milionario, decidono di tifare per l’ultima squadra dell’ultima categoria, la Terza perché perdeva sempre. La curva 'Moana Pozzi' diventa sempre più vivace e numerosa. Poi, nel 2010 il Centro Storico Lebowski rileva e sostituisce la vecchia società. Avviata anche la squadra femminile, le "Mele toste".

Guadagno personale? Neanche per scherzo. “La società si fonda totalmente sul volontariato – raccontano in coro Marco, Francesco, Lorenzo, Alessandro, solo alcuni dei protagonisti del progettoLebowski. “Tutti noi facciamo altri lavori, dedicando poi le ore libere alla squadra.Sono previsti deirimborsi spese solo per le figure tecniche (allenatori, medici, fisioterapisti, segretari) ma la società si fonda sull’autogestione da parte dei tifosi”. Insomma, “a livello economico è una perdita di tempo, risorse e denaro. Il che può far capire quanto sia remunerativo a livello umano”.

Il Centro Storico Lebowski rappresenta l’idea di un calcio romantico, dove il sabato pomeriggio si passa a calciare il pallone in un campo di periferia, a sporcarsi la maglia sul terreno, a costruirsi il proprio momento di gloria con i tifosi e gli amici sulle gradinate. Una società autogestita e autofinanziata, che si regge grazie ai biglietti venduti allo stadio e agli sponsor locali, ma anche grazie alle iniziative sociali: contest, incontri a favore dell’integrazione, gare di graffiti, inaugurazioni ed eventi. Una realtà piccola e operosa, che va avanti in nome dei veri valori dello sport: “In fondo vogliamo solo stare insieme: è questo lo spirito del calcio, no? Il prossimo obiettivo: lavorare con le scuole".