Il demiurgo e artefice di questa Sampdoria bella e vincente è sicuramente Marco Giampaolo. L'allenatore a Genova, sponda blucerchiata, ha trovato una società e un ambiente che sembrano tagliati su misura per lui. Il mister di Giulianova ha ricambiato la piazza con bel gioco e sesto posto in classifica, e alla guida del club doriano Giampaolo sta vivendo forse la sua miglior esperienza in carriera. Per il futuro, il tecnico non vuole porsi limiti: "Tutti noi abbiamo obiettivi. Ma se li sbandieri senza avere qualità e mezzi per poterli raggiungere fai solo comunicazione sbagliata" ha detto nel corso di una lunga intervista rilasciata a Il Secolo XIX. "Questo non per evitare di assumermi responsabilità. Per smontare tutto potrei dire che non siamo partiti per l’Europa League e che nessuno dei miei dirigenti ne ha parlato. Oggi però siamo felicemente lì e ce la giocheremo fino all’ultima goccia di sangue e sudore. Ma non siamo programmati per dire 'questa partita la dobbiamo vincere'. Può farlo solo la Juventus. Noi semmai possiamo dire “facciamo una gran partita”, per vincerne il più possibile ora e costruirci un percorso che ci porti fino a quelle decisive di aprile e maggio. Quando mi dicono 'Bisogna vincere', che significa? No, voglio perdere... bisogna giocare bene, entrare con la carogna, palleggiare, non tradire quello che cerchiamo di produrre da un anno e mezzo, non perdere la palla, non alzarla. Così ci costruiamo i presupposti per vincere".

Secondo Giampaolo, questa Samp può migliorare: "In tante cose, soprattutto nei particolari" confessa il mister. "La squadra il ritornello lo sa, anche se non li allenassi più su quei principi, da qui alla fine va da sola. È migliorabile soprattutto nei particolari. Dobbiamo essere bravi a trovare le soluzioni giuste quando incontriamo quegli avversari tatticamente meno 'chiari', come Torino e Atalanta, che cambiano qualcosa rispetto a quanto avevamo preparato. Siamo sesti, e significa che qualche numero ce l’abbiamo". E per migliorare la Samp, la ricetta è semplice: "Il miglioramento la Samp se lo deve costruire di anno in anno attraverso una programmazione tecnica che deve tendere a migliorare quanto hai fatto nella stagione precedente, anche se è vero che devi cedere un giocatore. Noi l’estate scorsa abbiamo ceduto quattro elementi chiave, Schick, Muriel, Fernandes e Skriniar. E Zapata e Strinic sono arrivati il 31 agosto. Io non ero convinto di fare meglio del decimo posto scorso. La squadra ha saltato qualche step, è andata oltre le aspettative, ma non eravamo costruiti, preparati per giocarci l’Europa. Non mi sto precostituendo un alibi. Siamo lì e ce la giochiamo. Poi a giugno ognuno farà le proprie riflessioni: il club, la critica, il pubblico. Ma a giugno il pallone non rotola più".

Valore aggiunto per la Samp è l'atmosfera del Ferraris: "Quando giochiamo in casa, si crea un qualcosa di magico. Il pubblico ci trascina in una maniera incredibile. Arrivare sesti sarebbe qualcosa di oltre. Già settimi significherebbe vincere il nostro scudetto. Però, un altr’anno? Tra due? Posso arrivare quinto, quarto, terzo? Stando cosi le cose, ragionando in base ai fatturati, no. Se dopo questo campionato vendo di nuovo 2 o 3 giocatori, come l’anno scorso, posso arrivare settimo solo con dei grandissimi colpi di fortuna. La domanda allora è, per cullare anche il sogno, cosa posso fare? L’aspetto economico non si può mutare. Allora forse ci vorrebbe uno stadio giusto, portarci 35.000 persone e un grandissimo settore giovanile, e la proprietà si sta già muovendo. Investire su istruttori di alto livello. Devo avere un’organizzazione e una qualità di lavoro ai massimi livelli. Escogitare cose diverse per fare sì che un tifoso gioisca sempre dello spettacolo che vede. Sennò bisogna rassegnarsi. Diventa solo un industria che produce utili ogni anno e stanno tutti bene. Ma i sogni? Si toglie la poesia. Il sesto, il settimo, l’ottavo posto che sono il massimo possibile diventano abitudine e subentra noia per quella che dovrebbe essere gioia. Paradossalmente è quasi meglio andare a sbalzi, un po’ bene e un po’ male. Andare in depressione per poi gioire quando ti riprendi".

Si è parlato tanto anche del futuro del mister doriano. La risposta di Giampaolo rivela tutto l'affetto dell'allenatore per i colori blucerchiati: "Mi ha chiamato Sarri e mi ha detto 'non ci pensare nemmeno, perché non mi muovo'… scherzo. Questi discorsi non mi interessano. Per me conta fare il massimo nel presente, avere ambizioni. Quando finisce il campionato ci si siede, ci si trova e si ridiscute a bocce ferme. Il calcio va troppo veloce per ogni tipo di considerazione. L’altra sera guardavo in televisione 'Che tempo che fa”. Quagliarella ha regalato la sua maglia a Fazio. Ero con mia moglie, le ho detto 'guarda come è bella'. La maglia della Samp respira fascino. È riconoscibile. È quella. Non si camuffa. Il fascino della Samp deriva anche da quella maglia, ha un senso di antico e di storico, la riconoscevi anche quando la tivù era in bianconero. Tutti la vogliono. Rappresentarla nel modo migliore… questo è il mio sentimento. E il sentimento è la prima cosa, senza non fai niente. La seconda cosa, non devi tradirlo. Tutte le considerazioni che possiamo fare in futuro saranno sempre legate da questo connubio, il sentimento e il non tradirlo. Se siamo in questa condizione - conclude Giampaolo - non esiste niente altro per me".