Credo non sia un mistero, non ne ho mai fatto segreto, di essere un grande tifoso dell’Arsenal. Quindi White Hart Lane per me è sempre stata la tana del nemico più odiato e quando ci sono entrato, otto volte in tutto, è stato per seguire i Gunners e non per la curiosità di sbirciare nella casa del vicino più antipatico.

Però devo riconoscere una cosa: da quando Highbury, il vecchio stadio dei Gunners, è stato tirato giù, certe emozioni sono scomparse. Forse le ho rivissute proprio a White Hart Lane o a Stamford  Bridge. Perché non c’è niente da fare: il calcio inglese giocato e vissuto in quegli ambienti nati cento anni fa non ha paragoni, forse non c’è niente di meglio. Anzi... non c’era.

L’Emirates Stadium è incredibile, un meraviglioso teatro comodissimo, bello da vedere e funzionale per i tifosi e l’Arsenal con l’operazione immobiliare della demolizione di Highbury e la costruzione dell’attuale residence che sorge dove prima c’era lo stadio, ha guadagnato un’enormità. Alcuni giocatori dell’Arsenal e lo stesso Wenger vivono proprio ad Highbury.

Il Tottenham farà un’operazione molto diversa: demolirà il suo vecchio stadio - 118 anni di storia e di vita - per costruire una struttura nuova che costerà circa 750 milioni di sterline (poco meno di 880 milioni di euro) e ospiterà circa 60mila persone. I dati sono ancora ufficiosi: il progetto iniziale parlava di 56mila spettatori a sedere, l’ultima proiezione destinata alla stampa parla di un’omologazione per 61mila presenze. Siamo abbondanemente oltre i 36mila posti che il Lane garantiva fino a ieri, meno della metà rispetto agli anni cinquanta.

La demolizione è cominciata quattro giorni fa, il giorno dopo l'ultima partita contro il Manchester United: i costruttori hanno un mandato ben preciso, bruciare i tempi e garantire la consegna del nuovo stadio entro al massimo un anno e mezzo. Sarà difficilissimo che riescano nell’impresa: nel frattempo gli Spurs giocheranno a Wembley ospiti (paganti) della Football Association inglese: “E’ stata la scelta più giusta e rispettosa – dice Greg Clark, chairman della FA – perché il Tottenham ospitò la nazionale inglese quando Wembley fu ricostruito e oggi vogliamo semplicemente restituire il favore”. L’accordo tra il Tottenham e Wembley vale solo per la prossima stagione: la speranza dei dirigenti del Tottenham è che nel frattempo lo stadio venga ultimato. Ma sarà molto difficile avere tutte le agibilità per l’agosto 2018.

White Hart Lane è stato il testimone di una dinastia di londinesi che lavoravano duro e che hanno subito il dramma della Shoah. La vicinanza della comunità israeliana ai colori del Tottenham è evidente e sottolineata in più punti nella storia della squadra. Al Lane i tifosi degli Spurs si definivano come “i migliori incassatori nella storia del calcio inglese”: il Tottenham ce la mise tutta per allontanare i suoi tifosi, ad esempio, in tempi recenti, si fece eliminare in Fa Cup con il Manchester United 5-3 dopo che all’intervallo erano in vantaggio 3-0 (2001) e replicare lo stesso dramma qualche anno dopo con il City: 3-0 al 45’ e 3-4 alla fine del match (2004).

White Hart Lane sicuramente cambierà nome: ci sarà qualche sponsor al posto della denominazione originale dello stadio. Il manto erboso verra in parte venduto all’asta e in parte chiuso in portachiavi che saranno donati agli abbonati storici del club. La dirigenza ha chiuso foto, documenti, il primo atto di proprietà del terreno e una maglia degli anni ’50 in una cassa che verrà seppellita sotto la porta del nuovo stadio.

Ormai ci siamo abituati, tutto cambia; così come sappiamo perfettamente che ogni stadio, ogni campo di calcio ha il suo fascino, la sua storia, il suo ambiente. Ci stiamo indirizzando verso un mondo anche troppo globale nel quale i soliti maledetti soldi hanno una valenza sempre predominante. E al pensiero dei bulldozer che tirano giù il fortino del nemico, mi è venuto spontaneo pensare che lì dentro, ospite indesiderato, ho vissuto splendidi momenti e che sono stato testimone un’atmosfera autentica di grande passione.

​Respect.