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  • Errori Moratti: rifare l’Inter dimenticando Mou

    Errori Moratti: rifare l’Inter dimenticando Mou

    Gasperini è stato licenziato per aver perso 5 partite ufficiali su 5. Chi licenzia Moratti, Branca e sopratutto i calciatori? Siamo alle solite: i risultati contano, anzi vincere è la sola cosa che conta in questo calcio marcio e diseducativo, ma le colpe non possono essere solo di Gasp.

    Premessa: come per ogni cosa della vita, ci sono situazioni in cui un professionista si esprime meglio o peggio. Le condizioni fanno molto. Chi riesce a utilizzarle invece di subirle fa la differenza. Non è da tutti, non tutti siamo uguali. Fare il presidente, il dirigente o l’allenatore è come fare il genitore o l’insegnante: non esistono cattivi studenti ma solo cattivi maestri. In questo caso però, come ogni volta che si paga qualcuno per andarsene, gli studenti sono strapagati, viziati, a volte irresponsabili.

    Se l’Inter porta sul petto lo scudetto di Campione del Mondo e poi perde a Novara con una neopromossa che mancava dalla serie A da tempo immemore, c’è qualcosa di più di un allenatore sbagliato.

    L’inter non ha mai ingoiato l’addio di Mourinho, il quale che ha fatto la sola cosa intelligente, restare nella storia. Moratti in primis è ancora prigioniero di Special One. L’addio di Mou ha segnato il destino dell’Inter: vivere di rimpianti. Chi avrebbe potuto fare meglio? Vincere di più? La strada, quindi, era lasciare alla storia quell’Inter e voltare pagina, cambiando tecnico, giocatori, staff. La grandezza di Mourinho fu capire subito come ottenere il massimo da chi c’era e come ciò che mancava. Due anni, triplette e via!

    Dopo quell’addio Moratti vive nella paura anche perchè recuperare oltre 300 milioni di debiti non è facile e non ci si può provare dicendo che non si è più i primi della classe.  Moratti però, in chiara confusione, ha sbagliato più volte: 1. a non vendere Milito e Maicon al Real Madrid. 2. A non comprare a Benitez i giocatori richiesti. 3. A difendere Branca che aveva litigato con Leonardo, spinto alla fuga a Parigi. 4. Ad accettare Gasperini scelto da Branca dopo i no di Bielsa e Capello. 5. A non prendere i calciatori richiesti da Gasp. Palacio in testa.

    L’Inter quindi s’è infilata in una strada senza uscita: dover continuare a vincere, vendendo chi pagano di più, cioè i migliori. Etò è andato, Sneijder voleva farlo. Paga Gasperini, ma siamo sicuri che Ranieri o chi per lui farà meglio? Certo a Novara è stato chiaro che Gasperini aveva perso di mano la squadra. Ma ciò è accaduto molto rima di Novara.

    Un presidente non può contestare il modulo dell’allenatore, non può annunciare il licenziamento di Branca per l’errorissimo di Forlan, non può stare a guardare una squadra che va in fumo. Tecnicamente l’Inter è logora, dilaniata dal biennio di Mou e dalla lotta interna Moratti-Benitez. I pilastri della squadra che ha vinto tutto – fallite solo Supercoppa europea e italiana – sono franati: s’arrangia ancora Zanetti che per resistere a certi livelli da anni va a letto “prima di Carosello”. Julio Cesar, Maicon, Chivu, Cambiasso e Milito sono al capolinea. Sneijder ne ha fin sopra la cima dei capelli, ma non può andarsene in discoteca la sera prima dell’ultimo esame. E con Forlan poi.

    Gli altri sono da cova, fringuelli bisognosi di grandi maestri: Alvarez, Coutinho, Zarate e Castaignos insieme non fanno un giocatore da Inter. Chissà se mai lo diventeranno. l’Inter è da rifare come ha detto chiaro Mancini, ricostruzione su i pochi riferimenti possibili: Ranocchia, Pazzini e Sneijder – trequartista – se vuole ancora abbracciare la causa nerazzurra. Difesa e centrocampo sono i reparti da rifare, l’attacco con  Forlan e il Pazzo può resistere ancora un paio di anni.

    Gasperini poteva rappresentare una scelta di discontinuità. Il momento per ricominciare. Ma a Moratti sarebbe costato troppo.

    Adesso Ranieri come Capello sarebbero un palleativo, forse i migliori ma un brodino per l’immediato. Se Moratti vuole rifare una grande Inter deve ricominciare d’accapo. Tenendo presente che Mourinho trovò una tavola ben imbandita da Mancini. Ora non è così. Chi può riuscirci?

    Forse solo Spalletti, con ‘portafoglio aperto’ per gli acquisti e una fortissima penale (10 milioni di euro) contro il licenziamento. A Ranieri o altri deve essere dato il compito – accettato e condiviso – di vincere nel breve un titolo di secondo piano come la Coppa Italia, visto che questa Inter non può competere in campionato e tanto meno in  Champions.

    Nel frattempo è necessario rifare tutto l’organico, salvando il salvabile ma senza pietà. Ora Pazzini spera di riconquistare il posto da titolare, salvando l’Europeo. Se però sbaglia gol come a Novara non c’è nuovo allenatore che tenga.  E non sarà facile neanche bissare il miracolo di Leo: secondo posto e Coppetta.

    Il nuovo avanza si chiama sopratutto Juventus. Napoli è ancora un parvenue. Quanto capace di far male lo sapremo proprio nello scontro diretto il 1 ottobre. Dieci giorni sono niente, ma nel calcio nel breve tutto è possibile. Anche l’incredibile. Vediamo.

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