Onestamente non riesco a ridere delle notizie che di tanto in tanto tornano a trattare l’argomento Adriano, O Imperador, l’imperatore, conquistatore di metà campo avversarie e trascinatore di sorti sportive. Ho sempre considerato Adriano un fenomeno atletico e fisico più che calcistico, un vero animale come lo aveva definito Ibrahimovic lo considerava il giocatore più forte fisicamente mai incrociato in vita sua.

L’uomo Adriano è sempre stato infinitamente più fragile, schiavo di un’infanzia povera e succube di personaggi pericolosi che non hanno mai mancato di influenzarlo anche quando era diventato ricchissimo e aveva il mondo in mano. Adriano tornava sempre a rifugiarsi nella sua favela, tra le scalinate di Vila Cruzeiro, uno dei quartieri più violenti di Rio de Janeiro dove vigono le leggi dei narcotrafficanti. Che sono poi le stesse persone che Adriano ha frequentato da ragazzo e che come lui hanno “fatto carriera”, non su un campo da calcio ma spostando ingenti quantità di coca, ecstasy, crack ed esperimenti come il nuovo Krokodil, un impiastro di sostanze tossiche che serve semplicemente ad aumentare il dosaggio e il profitto di chi traffica e smercia. Il Krokodil è nato proprio in Brasile per soddisfare le esigenze dei tossicodipendenti più poveri e disperati.

Adriano che fa foto con Rogerio, il leader di Vila Cruzeiro, il boss delle armi e della droga, tra fiotti di champagne e boule di caipirinha gelata, è lo stesso che a un certo punto disse a Moratti “Non torno, non ce la faccio più a sopportare lo stress”. Una persona fragile, continuamente in bilico tra catarsi e rigetto, tra rilanci e ricadute.

Dopo aver lasciato il calcio europeo è andato a giocare a Miami nello United, quarta divisione: dei semi professionisti. Non andava agli allenamenti, spesso lo trovavano a casa in pessime condizioni, le sue prestazioni non hanno fatto notizia, tutto quello che faceva fuori dal campo purtroppo sì. Tre partite in cinque mesi: pochi giorni dopo il suo unico gol in tre partite Adriano diserta il ritiro e scappa in Brasile. Senza motivo.

Nuova fuga a Vila Cruzeiro: altre foto, altre immagini. Oggi davanti all’aereo privato di Rogerio o insieme al boss in un locale, domani seduto scalzo e pesante mentre si fa rasare la testa da un amico perché – dice lui – vuole un tatuaggio tribale sulla nuca. Adriano qualche amico buono, non molti ma giusto un paio, li ha. Sono quelli che gli suggeriscono di affidarsi a un buon analista, di farsi aiutare con terapie e farmaci per uscire da un disturbo bipolare dell’umore che è evidente anche a chi non gli vive accanto.

L’imperatore reagisce: prima dice che non è finito, che si sta allenando e che è pronto a tornare in campo in poche settimane. Si fa filmare mentre si allena: dice di aver perso sei chili in meno di due settimane… suda, sgobba e tira sassate alla porta del campetto di Vila Cruzeiro che gli viene riservato tutti i giorni, due ore al mattino e due ore nel tardo pomeriggio. Poi, purtroppo, decide di parlare e spiega che ad averlo ridotto così è una donna cattiva che gli ha fatto una macumba. Non scherza, non pensa di essere davanti a una telecamera delle Iene o a Striscia la Notizia: è dannatamente serio. È proprio convinto che su di lui pesi la magia nera ma è anche convinto che Gesù non la darà vinta alla fattucchiera “Perché Dio è con me ed è più forte di qualsiasi macumba”.

Nel frattempo, 35 anni suonati ma nessun infortunio dal quale dovere recuperare, solo problemi di peso e di forma, riesce anche a fare un provino per il São Bento di Sorocaba, squadra paulista di Serie B del campionato brasiliano contattata da un amico del giocatore immediatamente promosso al ruolo di manager e agente, per ottenere un contratto valido per il 2018.
Márcio Rogério Dias, presidente del São Bento accetta di parlare con Luiz Cláudio de Menezes (l’agente) e segue personalmente Adriano al lavoro. Lo ringrazia e lo invita a continuare ad allenarsi, ma non per trasferirsi nel suo club: “Non c’è alcuna possibilità di accordo – dice il presidente – siamo lusingati dall’interesse di Adriano nei nostri confronti, è un giocatore di grande esperienza ma il nostro settore tecnico cerca altre cose e vogliamo proseguire seguendo la nostra filosofia”.

L’imperatore torna sconfitto a Vila Cruzeiro e invece di allenarsi si isola nella sua casa con due amici. Sta male. C’è un via vai di gente poco raccomandabile. Non c’è nulla da ridere. Di Adriano, della sua voglia di tornare a giocare e a dimostrarsi vivo, come della sua autodistruzione che prosegue a fasi alterne con i suoi insicuri processi di ricostruzione. La depressione è una malattia molto seria, sottovalutata, spesso nascosta a volte ignorata: e non fa sconti, colpisce il morto di fame e il ricco sfondato, lo sconosciuto e il vip più famoso.

Di Adriano e delle sue prodezze si sarebbe potuto scrivere per molto tempo, ma tutto il resto, che ha fatto così ridere pur essendo così drammatico, pare avere ormai chiuso la storia di questo tentativo di fuoriclasse per sempre e senza altri appelli.