Le “bandiere” nel calcio hanno sempre avuto un fascino particolare; basti pensare a Pelè, Bobby Charlton, Gianni Rivera, Gigi Riva, Sandro Mazzola, Steven Gerrard, Francesco Totti … solo per citarne alcuni. Anche l’Argentina ha i suoi ovviamente … ma sono veramente pochi quelli che possono competere per importanza, carisma e fascino con il nostro protagonista.

La storia di oggi parla infatti dell’uomo che per 10 stagioni (fino ahimè ad un brutto infortunio che ne ha interrotto anzitempo la carriera) ha rappresentato una squadra e che ancora oggi impersona i valori di una delle grandi di Argentina; quest’uomo è Aldo Pedro Poy e il team è il Rosario Central.

Intanto perché è nato in Arroyito che è a poche centinaia di metri dallo stadio, poi perché tutta la sua famiglia da sempre è tifosa delle “Canallas” gialloblu e infine perché lì e dove Aldo voleva giocare a calcio e dove ha giocato per tutta la sua carriera.

Ancora oggi, nonostante una brillante carriera politica, Aldo è il Rosario Central. Ovunque vada in Argentina c’è sempre qualcuno che gli grida “Vamos Central todavia !” e lui ne è orgoglioso, ancora oggi come lo era allora da giocatore.
In fondo, ci tiene a ricordarlo in ogni intervista, “quale altra squadra al mondo è capace di aumentare i suoi soci di ben 7.000 unità dopo una retrocessione ?” … cosa che capitò realmente alle “Canallas” rosarine quando nel maggio del 2010 arrivò la retrocessione dalla Primera.

Gli inizi di Poy non furono esattamente trascendentali … anzi. Dopo l’esordio in prima squadra avvenuto nel 1965 il giovane attaccante fatica parecchio ad imporsi. Gran movimento, notevole foga agonistica e impegno ma gol … pochini. Nelle prime 5 stagioni in 130 partite la miseria di 15 gol. Il pubblico lo sostiene all’inizio ma poi gli scettici si moltiplicano e anche il Club finisce per non ritenerlo all’altezza di un team in grande crescita e con importanti ambizioni. Il Rosario Central si accorda con un altro Club di Prima Divisione, il Club Atletico Los Andes per il trasferimento del giovane attaccante, dove il Mister, Don Angel Zof, crede invece ciecamente nelle doti del ragazzo.

Ma Aldo non ne vuole sapere. Il suo amore per i colori della sua squadra non può venire messo in discussione. Lasciare la sua squadra del cuore ? Non se ne parla neppure ! E così quando i dirigenti del Los Andes arrivano a Rosario per accordarsi con lui e ufficializzare il trasferimento … Aldo scappa di casa ! Non si fa trovare, va a nascondersi fuori città, in una isoletta del Paranà fuori Rosario in un ranch di un amico ! Rimane lì qualche giorno per riapparire insieme al resto del team sul pullman della squadra che stava andando a giocare a Buenos Aires ! A quel punto, il Presidente del Rosario Central Victor Vesco, si arrende. Per la grande gioia di Poy non se ne fa nulla … Aldo rimane al Central.
Ed ecco, come capita quasi solo nelle favolette per bimbi, la svolta decisiva per Poy e, da li a poco, anche per il Club rosarino. Infatti proprio Don Angel Tulio Zof assume la guida tecnica del Club e nei pochi mesi in cui rimane alla guida fa di Poy il suo punto di riferimento offensivo principale. E Aldo risponde alla grande; nel 1970 nelle 19 partite giocate segna quasi quanto nelle 130 precedenti ! 12 gol sono un eccellente bottino e quando arriva sulla panchina delle “Canallas” il leggendario Angel Labruna Aldo Poy è diventato intoccabile e la squadra, con giocatori del valore di Pascuttini, Gonzalez e Landucci, arriva così a conquistare nella stagione successiva il suo primo titolo della storia, vincendo il Nacional del 1971.

E proprio in quella stagione arriva quella che ancora oggi è vissuta e considerata come la più grande gioia nella storia dei gialloblu di Rosario … e al centro della storia c’è proprio Aldo Poy e la sua celeberrima “palomita”. E’ il 19 dicembre del 1971 e in semifinale ad attendere il Rosario Central ci sono i nemici storici, cioè l’altro team di Rosario, il Newell’s Old Boys. Il match deve essere giocato in campo neutro e la sede designata è il Monumental di Buenos Aires, la casa del River Plate. Da Rosario si muovono in più di 40.000 per il match e molti di loro viaggiano fianco a fianco ai tifosi avversari … altri tempi ! La partita è tiratissima, equilibrata e dura. Ma improvvisamente Aimar apre il gioco sulla fascia per il “negro” Gonzalez che mette in mezzo una palla tesa e a mezza altezza … la palla ideale per Poy che si lancia in tuffo impattando la palla di testa e mettendola in rete con una potenza devastante. E’ il gol partita. La metà di Rosario, quella gialloblu, impazzisce e ora manca solo un ostacolo prima di arrivare al primo titolo nella storia del Club; il San Lorenzo, eccellente team anche in quell’epoca. Per un gioco del destino (assai crudele per i “leprosos” del Newell’s) la finalissima, ovviamente in campo neutro, sarà giocata proprio nella “cancha” dei rivali storici del Rosario … il Newell’s appunto. Ma è tutto scritto e anche dopo un avvio incerto e il vantaggio iniziale del San Lorenzo il Rosario reagisce e vince l’incontro per 2 a 1 consacrandosi per la prima volta campione di Argentina.

Da quel momento per il Rosario Central e per Aldo Poy arrivano stagioni eccezionali, con altre finali, con un altro titolo nel 1973 con eccellenti prestazioni anche in Libertardores. Per Poy la carriera è in costante ascesa e arriva, a 28 anni anche la chiamata nella Nazionale Argentina dove giocherà però solo due incontri facendo parte però della spedizione biancoceleste ai mondiali di Germania del 1974. Proprio in quell’anno però, esattamente a dicembre, in un incontro guarda caso contro gli acerrimi rivali del Newell’s in un scontro con il roccioso difensore Mario Zanabria Poy si infortuna gravemente ad un ginocchio. Si sottopone ad una prima operazione ma con risultati negativi. Arriva una seconda operazione ma per il Bomber rosarino non c’è nulla da fare; la sua carriera si interrompe bruscamente, nel momento migliore, con il Rosario Central ai vertici del calcio argentino. Proprio in quei mesi stava esplodendo nel team un “certo” Mario Kempes con il quale Poy stava trovando una intesa sul campo eccellente. Poy rimane per qualche tempo nel calcio ma l’amore per il suo Paese e la sua città in particolare fanno si che trovi il modo di rendersi utile, ancora oggi, come politico attivo e impegnato per Partido Democrata Progresista.

Ma soprattutto di lui, indelebile nei ricordi dei tifosi gialloblu rimane la sua “palomita”, il suo volo a colpire di testa quel pallone che lo ha consacrato come una delle icone assolute del calcio argentino.



ANEDDOTI E CURIOSITA’
Il gol di Poy in quella famosa semifinale viene ancora oggi, a distanza di ben 46 anni, festeggiato tutti gli anni da un gruppo di tifosi rosarini e dallo stesso Poy, che ricostruiscono in un campo di calcio l’azione che portò a questa famosissima segnatura e ogni anno viene scelta una location diversa. (Barcelona, Mallorca, Montevideo, Miami ecc.) Questa celebrazione ha assunto una fama tale che c’è ancora in corso una richiesta da parte dei tifosi del Rosario Central al famoso “Guinness dei Primati” per entrarvi come il gol più celebrato della storia ! Nel 1997 ad esempio, il gol è stato riproposto e ricostruito addirittura all’Havana di Cuba, alla presenza di Ernesto Guevara, figlio del “Che”, forse il più famoso tifoso del Rosario Central della storia.

Al matrimonio di Poy, avvenuto a Rosario nel 1972, furono così tante le persone accorse che volevano vedere il loro idolo nel momento più importante della sua vita personale che la piccola chiesa di Perpetuo Socorro nella Avenida Alberdi venne presa d’assalto da migliaia di tifosi del Cantral tanto che il parroco celebrò il rito in poco più di 15 minuti prima, sono le parole del prete “che mi distruggano la chiesa” visto che c’era gente in piedi sui banchi, sul tetto dei confessionali e qualcuno anche in piedi dietro l’altare !

Dopo la famosa “palomita” al Newell’s era tanta la autostima di Poy che spesso cercava di innervosire i portieri avversari ad ogni calcio d’angolo o ad ogni calcio di punizione laterale rivolgendosi ai fotografi piazzati dietro la porta avversaria dicendo loro “preparatevi a scattare perché sto per segnare con il mio classico colpo di testa in tuffo”.
Anche, per lui, come per altri giocatori di quel periodo, la scelta di fedeltà alla propria squadra o al proprio paese rinunciando a più ricchi contratti altrove. Per Aldo si mossero squadre come il PSG o il Celta di Vigo ma non prese mai seriamente in considerazione l’ipotesi di lasciare il Rosario Central anche se, con molta onestà, ammette che “allora la differenza economica non era così enorme come ora. Oggi sarebbe impossibile per chiunque rinunciare ad un contratto all’estero con le differenze attuali”.

 


(Remo Gandolfi è anche su www.storiemaledette.com)

Le storie maledette di Remo Gandolfi ora sono anche in libreria.