Max Allegri ha ragione: lo Scudetto va alla squadra che prende meno gol. Lo dice la storia, lo dicono i numeri ma soprattutto lo dice il campo. Ecco perché in questo momento, pur essendo la squadra da battere, pur essendo la reale favorita per il tricolore (con gioia degli scaramantici tifosi napoletani), la Juve rischia di non essere ancora pronta per lo Scudetto. Ha una potenza di fuoco devastante, così tante e forti alternative dalla mediana in su non ci sono mai state. Ma senza registrare la fase difensiva, la Juve dovrebbe trasformarsi in un'eccezione come l'Inter del 2010 citata proprio oggi da Allegri in conferenza stampa, quando da sempre domina con la regola della difesa meno battuta per arrivare a cucirsi sul petto il tricolore. E a distanza di due mesi esatti dal flop in Supercoppa, quello che andava rivisto rimane ancora il vero punto dolente di una squadra che deve ancora assimilare nuovi equilibri.

 

REPARTO E UOMINIUn problema di reparto, per il momento. 11 gol subiti in 10 partite rappresentano una media che non può che far riflettere, con Allegri che per scelta e necessità ha fin qui confermato la stessa linea da una partita all'altra solo nelle prime due giornate di campionato, così come in mediana ben presto le gerarchie son state condizionate dall'intasamento in infermeria. Una formula dietro l'altra, sono rimasti quei passaggi a vuoto che un tempo non c'erano e che son costati per ora due punti in campionato ed una Supercoppa, lasciando da parte il ciclone Messi del Camp Nou. Peccati di leggerezza forse inevitabili ma che vanno eliminati al più presto, che riguardano tutta la squadra quando si parla di fase difensiva ma che inevitabilmente finiscono per mettere i difensori sotto la luce dei riflettori. Perché nella Juve di oggi, c'è anche un problema individuale da affrontare e non è solo una questione legata agli addii ora di Bonucci, ora di Dani Alves. La falla sul terzino destro rimane, tra un esperimento e l'altro, tra un infortunio e l'altro: Lichtsteiner è il titolare in campionato in assenza di alternative, restando il più affidabile ma anche un lontano parente del terzino determinante dei cinque scudetti, mentre in Champions ci si arrangia per ora. E al fianco di Chiellini, la rotazione continua tra Barzagli, Benatia e Rugani da un lato denota abbondanza, dall'altro un continuo gioco delle coppie non sta ancora aiutando nel trovare la formula giusta. Niente di grave, non può esserlo per ora, perché la Juve è sempre lì e in campionato ha subito tanti gol quanti il Napoli ad esempio: ma per continuare a correre è dietro che bisogna lavorare. Tanto con tutta quel “ben di Dio” là davanti, il gol prima o poi arriverà.

@NicolaBalice