Massimiliano Allegri è meglio di Antonio Conte? Il dibattito è aperto. Qui stiamo dalla parte di Max. Arrivato a Torino fra gli sputi degli ultrà, nell'estate rovente del 2014, l'allenatore livornese dapprima ha gestito alla perfezione il post Conte e poi ha ri-creato la Juventus. 

PRIMA GESTORE, POI RICOSTRUTTORE - Da parte di chi scrive, non ci sono mai stati dubbi sul fatto che Allegri fosse l'uomo giusto per la sostituzione di Conte, ma quanto fatto dal livornese in tre anni sulla panchina bianconera va al di là delle più rosee aspettative. Così come Conte fu bravissimo nel far rinascere la Juve dalle macerie dei settimi posti, Allegri è stato insuperabile nella gestione delle risorse durante la sua prima stagione a Torino, rimotivando e gestendo una squadra che avrebbe anche potuto risentire dello shock dell'abbandono repentino del condottiero dei primi tre scudetti consecutivi. Ma è nelle due annate successive che l'ex tecnico del Milan ha compiuto il suo capolavoro: persi Tevez, Pirlo, Vidal, Pogba e Morata, Allegri ha ricostruito la Juve, continuando a vincere

LA DIFFERENZA EUROPEA - Il palmares di Conte alla Juve, in tre anni, parla di tre scudetti e due Supercoppe italiane. Quello di Allegri, per ora, è fermo a due scudetti, due Coppa Italia e una Supercoppa, striscia che potrebbe allungarsi, visto che la Juve 2016-17 è ancora in corsa su tre fronti (prima in campionato, in semifinale di Champions League e in finale di Coppa Italia).

Al di là dei titoli, è in Europa la vera differenza fra Allegri e Conte, a vantaggio del primo. E non tanto per i risultati migliori (un quarto di Champions e una semifinale di Europa League, dopo l'eliminazione nella fase a gironi di Champions per Conte; una finale, un'ottavo e una semifinale di Champions per Allegri), quanto piuttosto per la mentalità che l'allenatore toscano è riuscito a dare alla squadra

L'IMPRONTA DI MAX - In questo senso, comunque vada a finire la campagna europea 2016-17, si può già dire che Allegri una vittoria l'abbia già ottenuta. In tre anni, l'allenatore livornese è riuscito a dare una dimensione europea alla Juve, nel gioco e nella mentalità. La finale di due anni fa, lo sfortunato ottavo della scorsa stagione contro il Bayern e i quarti di quest'anno contro il Barcellona sono solo la conseguenza sul campo, nei risultati, di un cambio avvenuto a livello mentale, nella squadra e in società. Un cambiamento per il quale l'impronta di Allegri è stata decisiva

EURO JUVE - Dopo aver studiato alla scuola Milan, dove la Champions è tutto, Allegri si è dato il compito di rendere più internazionale la Juve, un club per il quale, storicamente, il primo obiettivo stagionale è quello di vincere in Italia, a volte anche a discapito dell'Europa (vi ricordate le scelte di formazione di Conte col Sassuolo, a tre giorni dal ritorno col Benfica in Europa League?). Il refrain di Max in questi anni bianconeri è stato uno solo: bisogna alzare il livello tecnico della squadra, elemento indispensabile per fare la differenza in campo internazionale.  

E' così che è nata la Juve a cinque stelle, con Pjanic e Khedira davanti alla difesa e il terzetto Dybala, Mandzukic, Cuadrado alle spalle di Higuain. Un modulo e un atteggiamento dal quale la Juventus, a prescindere dal nome del futuro allenatore (Allegri o chi per esso), difficilmente potrà tornare indietro, se vorrà restare sullo stesso livello anche nelle prossime stagioni. E' questo il grande merito di Allegri: il lascito di una mentalità europea che Conte non fu capace di dare alla sua Juve