Un eterno dibattito che non conoscerà mai la parola fine e che sempre alimenterà le discussioni tra i cultori del bel gioco e i pragmatici, quelli che ritengono che, in un modo o nell'altro, ciò che realmente conta sia portare a casa il risultato. Massimiliano Allegri non ci sta a passare per uno dei più autorevoli rappresentanti della seconda fazione, ma che la sua Juventus non abbia espresso ad oggi un calcio particolarmente spettacolare è sotto gli occhi di tutti. "Non mi disturba affatto sentirmi dire che la Juve gioca male ma vince, anche perchè credo che il campionato, che dura 38 partite, difficilmente lo vinca la squadra che gioca male sempre. Però dopo alla fine quello che conta è il risultato finale, il 31 maggio, quando finisce il campionato, bisogna essere in cima, perchè poi l'anno prossimo, nell'albo d'oro, verrà scritto chi ha vinto il campionato, non chi ha giocato bene o chi ha giocato male", l'Allegri pensiero alla vigilia del match di Champions contro il Lione.

MENTALITA' EUROPEA - Ecco, proprio la Champions sarà il vero banco di prova per misurare la competitività del gruppo bianconero e valutare la sua capacità di tenere testa alle storiche grandi del calcio internazionale. In una competizione che si sviluppa da qui fino a giugno e con un calendario che prevede una sosta di due mesi tra la fase a gironi e quella a eliminazione diretta, sono molte le variabili che possono incidere in un senso o nell'altro, ma alla lunga è spesso (non sempre) la squadra che ha mostrato l'organizzazione di gioco migliore e la mentalità più propositiva ad arrivare fino in fondo. Quelle caratteristiche che la Juve di Allegri dimostrò di avere nell'edizione 2014/2015, andando a vincere a Dortmund ed eliminando con merito il Real Madrid, e a tratti in quella passata, con un ottavo di finale contro il Bayern di Guardiola giocato sul sottile filo dell'equilibrio.

L'IMPORTANZA DEL BEL GIOCO - I bianconeri sono usciti rafforzati questa estate da una campagna acquisti di grande spessore, con giocatori come Benatia, Pjanic e Higuain che vanno ad inserirsi in una rosa già di grande qualità e dalla quale ci si aspetta molto. Dopo anni di dominio incontrastato in Italia, anche la società bianconera si aspetta dai propri giocatori e dal proprio allenatore qualcosa di più, magari passando attraverso il cambio di un sistema di gioco più offensivo nelle intenzioni rispetto al collaudato 3-5-2. Allegri ha ragione quando sostiene che siano le vittorie a certificare il valore di una squadra, ma difficilmente quanto fatto vedere sabato scorso con l'Udinese e nelle recenti esibizioni in Serie A (risolte dalle giocate dei singoli) potrebbe bastare al cospetto di Barcellona, Real Madrid, dello stesso Bayern o di un Paris Saint Germain. La Juve ha uomini, qualità ed esperienza per alzare l'asticella, per guardare al futuro con più ambizione, un cambio di registro che deve passare anche attraverso un Allegri diverso. Perchè è vero che "vincere è l'unica cosa che conta", ma da sempre è il "come" che ha permesso a molti club, in epoche diverse, di scrivere la storia del calcio e rimanere per sempre nella memoria di tutti.