Per tanti anni è stato definito l'erede di Andrea Pirlo. "Colpa" di quella stagione, il 2011/12, giocata da regista nel Pescara delle meraviglie di Zdenek Zeman, trascinato in Serie A insieme a Insigne e Immobile. Invece, Marco Verratti non è e probabilmente non sarà mai il giocatore in grado di raccogliere lo scettro lasciato dal Maestro, che domenica scorsa, proprio nel giorno del 25esimo compleanno del centrocampista del Paris Saint-Germain, ha giocato la sua ultima partita.

'TOP' SOLO DI NOME - Ieri sera, nell'andata del playoff per il Mondiale di Russia 2018, l'abruzzese è stato schierato da Giampiero Ventura come mezzala del centrocampo a tre scelto per affrontare la Svezia. Il "suo" ruolo, quello in cui gioca a Parigi. Eppure anche a Solna, come già accaduto molte volte con indosso la maglia azzurra, Verratti ha deluso. In una squadra senza gioco e con poche idee uno del suo talento, che alla viglia era stato indicato da niente meno che Zlatan Ibrahimovic come il migliore dell'Italia, avrebbe dovuto prendere per mano i compagni, o almeno provarci. Tutt'altro. Gufetto, come lo chiamano affettuosamente i suoi tifosi, è sparito dal campo e, come se non bastasse, ha preso un'ammonizione che gli farà saltare per squalifica il ritorno di martedì a San Siro, visto che era diffidato.

MA QUALE PIRLO? - Grande tra i grandi, piccolo tra i piccoli. Esattamente l'opposto di Pirlo, capace con la sua classe e la sua personalità di guidare i compagni di squadra ed essere sempre protagonista, non un semplice comprimario. In Nazionale come nel Milan e nella Juventus, l'ormai ex regista bresciano è spesso stato il centro intorno a cui costruire la manovra della squadra. Quello che Verratti oggi non è. E, forse, non sarà mai.

@marcodemi90