«Edin per favore, stai calmo adesso eh...». L'immagine è rubata e sublime: quel torello di Manolas che predica calma e saggezza rivolgendosi al Tacchino Freddo, Dzeko, dopo il due a zero di Florenzi. Sì, Tacchino Freddo. Gli amanti dello sport e in particolare del tennis certo ricorderanno che questo era il soprannome di Stefan Edberg, svedese, corretto, mai una parola fuori posto, mai una discussione con l'arbitro, mai un gesto fuori posto. La correttezza scambiata per mancanza di personalità, l'eleganza spacciata per assenza di attributi. Che ingiustizia, mentre il mondo era rapito dal tennis esuberante e rovente di Boris Becker, in una lotta serve and volley con lo svedese che da lì a poco sarebbe scomparsa, distrutta dai pedalatori di fondo campo. Lo chiamavano Tacchino Freddo, eppure duellava con Lendl, Sampras, Courier e anche Wilander. E vinceva. Lo chiamavano Tacchino Freddo anche quando trionfava nei tornei dello Slam (9 tra doppio e singolare), giocando ben 16 finali. Quel soprannome, una delle più grandi ingiustizie dello sport moderno, perchè il tennis di Edberg era sublime, caldo e spettacolare.

La storia, con Edin si ripete. Dieci gol in dieci gare ufficiali quest'anno (nazionale compresa) dopo le 39 reti dello scorso anno tra campionato, Coppa Italia ed Europa League. Eppoi, sì, 15 assist, mica robetta. Tacchino Freddo o Caviale Pallonaro? La prima che hai detto, per molti, troppi maligni detrattori. E' meglio Icardi (a secco da un mese), è meglio Belotti, vuoi mettere Ciro Immobile?... Se i gol se li mangiano loro spallucce, se lo fa Dzeko vai con la grancassa.

Altra sciocchezza? «Ma, sai, segna solo gol inutili, il terzo e il quarto contro squadre scarse...». Avete presente chi è sbugiardato dai fatti e non sa farsene una ragione? Ecco, è il padre di quest'ultima fesseria. Ieri, a Milano, gol splendido e sporco per una deviazione, quella palla morta e resuscitata che manda in porta Nainggolan e apre la via al raddoppio. Le botte con Bonucci, il cartellino giallo, le urla all'arbitro e un secondo tempo da guerriero. Niente male per un Tacchino Freddo. Ah, sì, poi tremendamente decisivo in una partita decisiva per Montella e DiFra, pur su diversi aspetti. Alla faccia di chi dice che fa gol inutili.

Forse è il taglio di capelli banale. Forse lo scandalo di non avere tatuaggi in vista. Forse quel suo modo educato di porsi o, forse, quelle foto su Instagram che richiamano all'album di famiglia dei nostri avi. Forse sì, è un po' antico Edin Dzeko, ma resta uno dei pochi Fenomeni del nostro poco esaltante campionato. Uno che segna e fa segnare, che gioca per la squadra, che all'egoismo del bomber ha rinunciato dai tempi della cartella e dei quaderni. Non è e non sarà mai un personaggio, il bosniaco, ma dategli la palla giusta e vedrete la rete gonfiarsi come il collo di un tacchino.