Marco Amelia, ex portiere della Nazionale, ha parlato alla Gazzetta dello Sport dell'Italia Under 21: ''2004? Avevamo una grande pressione addosso, anche perché per l’opinione pubblica non eravamo tra gruppi più forti di quegli anni. Però era una squadra di grandi uomini prima di tutto. E lo dimostrammo. Ricordo ancora il discorso del presidente del Coni Petrucci e del presidente Carraro: l’Italia teneva tantissimo a qualificarsi per l’Olimpiade, quindi l’obiettivo minimo era chiudere tra le prime tre. Quanto è importante la carriera per i giovani? Oggi tantissimo, e lo capisci anche dall’attenzione mediatica che si portano dietro. Quando giocavo io c’erano tanti campioni come Hleb della Bielorussia o il blocco di Croazia e Serbia, pieno di qualità, ma se ne parlava meno. L’Europeo U21 è il primo vero step internazionale e per molti ragazzi diventa un modo per cominciare a confrontarsi con scuole calcistiche diverse, oltre incrociare i campioni del futuro. Questa Italia è un gruppo molto forte, certamente completo. Per questo le aspettative sono alte. Donnarumma? Non mi sento di giudicare o crocifiggere un ragazzo così giovane. Quella tra Gigio e il Milan sembrava la classica bella storia da portare come esempio per i ragazzi che si avvicinano al professionismo. E invece poi è andata così. Lui e il suo agente hanno preso la loro decisione, ci avranno riflettuto bene e a lungo, valutando vantaggi e svantaggi di un addio. Credo che sia consapevole dell’esperienza fantastica che il Milan gli ha permesso di fare e della fiducia che hanno avuto nel lanciarlo così presto in Serie A. Donnarumma è sicuramente un ragazzo ambizioso che sa di poter avere una grandissima carriera davanti e forse oggi reputa il Milan un gradino inferiore rispetto ad altri top club. Io resto un romantico del calcio, mi sarebbe piaciuto vedere Gigio sempre al Milan e spero si possa ancora tornare indietro. Altrimenti peccato, ma il Milan non finisce certo con Donnarumma. E’ stato grande e tornerà grande. Riserva di Buffon? Io l’ho vissuta bene. Se vuoi migliorare devi allenarti con chi è più forte di te. Buffon è sempre stato uno stimolo, volevo “andare” come lui, ma logicamente non era possibile. Però quell’ambizione mi migliorava. E anche quest’anno con Courtois è stato lo stesso, perché anche a 35 anni ho ancora voglia di provare ad essere al loro livello. La scuola dei portieri italiani è sempre stata la migliore, lo dice la storia e lo ha scoperto anche Courtois quest’anno, visto che ha avuto un preparatore italiano. Giovani? Meret lo volevo piccolissimo in Lega Pro, quando avevo la Lupa Castelli: ben impostato tecnicamente e mentalmente. Scuffet l’ho scoperto dopo: a Como ha sofferto, ma ha un potenziale ottimo. Zaccagno ha fatto un gran Mondiale, Plizzari è giovanissimo e già terzo al Milan''.