Solo Ancelotti ci può salvare. Solo lui può riuscire in un'impresa che avrebbe del leggendario: far saltare le poltrone di Tavecchio e dei suoi compagni di merende, gente che pur di rimanere inchiodata al vertice della Federcalcio è disposta a sfidare l'indignazione di un popolo innamorato del pallone e perciò ferito e umiliato dal flop mondiale. 

Sì, solo Carletto. Rifiuti la proposta di diventare ct, dica no a questi piccoli uomini i quali stanno cercando un professionista serio, credibile, amato e stimato dietro cui nascondersi, una faccia affidabile per giustificare ancora una volta la loro esistenza in una posizione che occupano – sul piano morale – in modo clandestino. Se lui ribadirà che sì, è pronto ad allenare la Nazionale ma no, non accetterà la proposta di questa Federazione, allora Tavecchio e chi lo tiene in sella forse cadranno davvero, perché non avranno medaglie da mostrare. Non potranno dire: vi abbiamo portato Ancelotti, il massimo, perché ce ne dobbiamo andare? 

Forse non è giusto chiedere ad Ancelotti di esporsi tanto per il bene del calcio italiano. Carletto dovrebbe poter avere l'opportunità di dire sì oppure no indipendentemente da chi guida la Federazione, pensando solo al campo e a una Nazionale da ricostruire, senza esporsi in prima persona per far saltare il banco. Perché il banco, in un mondo normale, dovrebbe essere già saltato da un bel po', certamente da lunedì sera. 

Se però Ancelotti rifiutasse, sospinto dall'amore della gente che lo mette nettamente al primo posto in ogni sondaggio sul nuovo ct, e riuscisse a liberarci di Tavecchio, allora diventerebbe davvero un eroe popolare. E anche lui potrebbe guadagnarci un bel po': c'è una bella differenza tra lavorare nella Federazione dei compagni di merende e in una Figc formata (sogniamo un po') da Albertini e Maldini, Tommasi e Del Piero, tanto per fare qualche nome. 

Carletto, salvaci tu.