Così parlò Sabatini, qualche giorno fa: "Abbiamo preso un ottimo difensore giovane, Skriniar, e un grande catalizzatore di gioco, Borja Valero. Poi puntiamo a uomini di grande profilo. Faccio l’esempio di Dalbert, che reputo fortissimo. Siamo venuti incontro al Nizza che vorrebbe tenerlo per i preliminari di Champions. Dietro a certe operazioni che si chiudono in mezza giornata c’è qualcosa che non funziona, bisogna diffidarne. Poi a volte Spalletti ne ‘resuscita’ alcuni, vedi Emerson Palmieri che a Roma all’inizio veniva sbeffeggiato". Il terzino sinistro è uno dei tre/quattro ruoli in cui l’Inter ha intenzione di intervenire. Ansaldi, Santon e Nagatomo si sono divisi una maglia nel 2016/2017, senza tuttavia bilanciare le prestazioni positive di D’Ambrosio, che a volte è stato schierato addirittura dalla loro parte, al posto loro. Non è un caso dunque se le priorità del mercato dell’Inter partano da lì, nella zona di campo in cui è atteso il 23enne brasiliano del Nizza (classe ’93). Arrivato in Costa Azzurra l’estate scorsa dal campionato portoghese, precisamente dal Vitoria Guimaraes (25 presenze, 1 assist), Dalbert è esploso in Francia, partecipando all’impresa storica della squadra guidata da Lucien Favre. Inizio importante con undici partite da imbattuti, finale leggendario, terzo posto vista Champions (quei preliminari di cui si parlava sopra..), per un totale personale di 33 presenze e 4 assists. Trascurabile a quel punto l’ultimo posto nel Girone I di Europa League, dove il Nizza ha ceduto di fronte alla marcia dello Schalke 04, al Krasnodar e al Salisburgo, portando a casa solo 6 punti (due vittorie) in sei partite. Ma soffermiamoci ora su alcune caratteristiche di Dalbert, giocatore definito "fortissimo" da Sabatini.     

NEL NIZZA DI FAVRE - Di seguito trovate i principali moduli con cui è sceso in campo il Nizza nel 2016/2017, e il conseguente impiego di Dalbert sulla fascia sinistra. Dalla prima di campionato contro il Rennes, nel 4-3-3 (o 4-1-4-1 che dir si voglia), terzino in una linea a quattro.



Alla vittoria impressionante (4-0) contro il Monaco destinato a diventare campione di Francia e a raggiungere la semifinale di Champions. (D’accordo, era solo il 21 settembre, però i titolari monegaschi c’erano tutti. Favre, come si può notare dall’immagine sottostante, in quell’occasione puntò sul 3-4-2-1, avanzando Dalbert sulla linea a quattro dei centrocampisti. Da esterno, insomma).



Dal 3-5-2 pressoché unico usato in Europa League (ma spesso anche in campionato), qui sotto ad esempio alla Veltins-Arena, Gelsenkirchen, contro lo Schalke 04 il 24 novembre 2016. (Dove la linea di centrocampo risulta più fitta, e l’esterno Dalbert è maggiormente vincolato al binario di fascia).



Fino al 4-4-2 (o 4-2-3-1), ancora in Ligue 1, e stavolta contro il PSG, all’interno del quale il brasiliano torna nei quattro dietro, come nel modulo da cui siamo partiti. Risultato: 3-1 per les Aiglons (gli aquilotti rossoneri). Annata strepitosa veramente, anche solo per gli scontri diretti.



Come si è visto, il giocatore ha già sperimentato molti dei moduli che piacciono anche a Spalletti. Tuttavia bisogna precisare che con la difesa a tre, Favre preferiva i cinque centrocampisti, mentre il tecnico di Certaldo, almeno nella Roma del girone di ritorno, optava per il doble pivote, e dunque per una mediana più ariosa, composta cioè da quattro uomini. In un contesto del genere i compiti, le libertà e le responsabilità dell’esterno di centrocampo aumentano. Dalbert dovrà farci l’abitudine, perché giocare esterno nel 3-4-3 o nel 3-5-2 non è proprio la stessa cosa.

ASSIST - Se si dà un’occhiata ai numeri di quest’anno del terzino brasiliano, si legge: 0 gol e 4 assists in 33 presenze (Ligue 1), 0 gol e 0 assist in 4 presenze (Europa League). Tralasciando l’Europa, con le sue sole forze Dalbert ha superato la somma dei suggerimenti decisivi effettuati da Ansaldi (2), Nagatomo (0) e Santon (1). Andiamo allora a vedere da vicino questi 4 assist. Il primo, in novembre, contro il Saint-Etienne, in realtà è più un rimpallo fortuito che altro. Dalbert si trovava in quella posizione dopo aver iniziato l’azione nella sua metà campo, con uno scambio sulla fascia e un inserimento interno senza palla. Qui Eysseric raccoglierà la palla vagante e fredderà il portiere col mancino.



Molto più significativa questa giocata contro il PSG, con cui Dalbert manda in porta il compagno Pléa. E siamo a due (o a uno, se preferite).



A differenza del ritorno, nella partita di andata, fuori casa, il Nizza adoperò il 3-5-2. Da qui la posizione alta di Dalbert nell’immagine: al momento dell’assist è il giocatore più vicino alle due punte. Da rimarcare il grado di difficoltà del lancio, indirizzato oltre la linea dei due centrali, fra i due centrali stessi. Una palla rischiosa, ambiziosa, al limite del pretenzioso. Contro il Nancy, invece, siamo ad aprile, Dalbert si getta ai mille sugli sviluppi di un traversone proveniente dalla destra. Con lui, ma un attimo in ritardo, arriva pure Dia, che lo stende in area. Il terzo assist è un rigore procurato pesantissimo, trasformato da Seri. Con questo gol del 2-1 (e col finale 3-1) il Nizza si assicurò i preliminari di Champions.



L’ultimo assist della stagione Dalbert lo esegue a Lione il 20 maggio. Al termine di una cavalcata sulla sinistra, entrato in area, taglia la difesa di Génésio con un rasoterra corto e millimetrico per Donis, che di prima conclude a rete. Modulo? Di nuovo il 3-5-2.



CONTRASTI - Se c’è un aspetto ambiguo ma intrigante nel modo di difendere di Dalbert, questo è il suo propendere per la scivolata. Sa farla in tutti i modi e spesso col giusto tempismo. In particolare gli piace arpionare il pallone col suo piede forte, il mancino, quando l’avversario si allunga il pallone verso il fondo e sembra averlo superato. Un gesto appariscente, perlopiù funzionale, ma che porta con sé anche dei rischi. Riporto solo un esempio negativo, a fronte dei ben più numerosi tackles dello stesso effettuati con successo. Nizza-PSG: Draxler punta il nostro in area di rigore.



Ed ecco il gesto tecnico di cui vi parlavo. Adesso sì che sconfina nel pretenzioso.



Un secondo dopo Dalbert è un ingenuo graziato inspiegabilmente dall’arbitro, che non concede il rigore ai parigini.



DUELLI AEREI - Un altro punto di forza del brasiliano è l’elevazione, da fermo e non, accompagnata da una notevole dose di coraggio e incoscienza. Sotto, contro l’OM, non teme il duello con Gomis.



Va bene, forse ha preso meglio la rincorsa. Ma voi andreste a sbattere contro Gomis?



Nel calcio di oggi, infine, i portieri che rinviano cercano spesso le mezzali o gli esterni sulle fasce. In quella posizione infatti si accendono duelli meno scontati di quelli in cui gareggiano i centrali difensivi al centro del campo. Ecco perché avere un terzino pronto e coraggioso sui duelli aerei diventa importante. Tanto per rompere il gioco altrui, in fase difensiva...



... quanto nello sviluppo manovra, come piccola torre mobile verso gli attaccanti. Questa immagine conclusiva, tratta da quel Napoli-Nizza dello scorso agosto, non esemplifica soltanto l’ultimo argomento trattato, vorrebbe essere qualcosa di più: un augurio, una prefigurazione.