Fino allo scorso anno, quella tra Atalanta e Juve sarebbe stata tutta un’altra partita. Sui campi d’allenamento, il mister avrebbe predisposto una preparazione dura, scandita da allenamenti tosti e in sordina. Lui per primo e i suoi sarebbero apparsi tesi e preoccupati fin dal lunedì precedente la gara. Fuori dal campo, gran parte dei bergamaschi avrebbe comprato il biglietto in qualsiasi settore atalantino pur di ammirare i propri eroi bianconeri. Ci sarebbero stati scontri, non solo verbali, tra le due fazioni. Sarebbe stata una partita sentita. Quello che si è sentito invece, alle 22.40 nei pressi dell’Atleti Azzurri d’Italia, è stato il fragore dei fuochi d’artificio sparati fuori dallo stadio per celebrare l’ennesimo illustre pareggio e la prestazione di coraggio e cuore di questa Atalanta. “Siete come Napoli” ci hanno urlato i bianconeri. Ma scusateci se non ci offendiamo ad essere paragonati a una capolista.

SFIDA ARGENTINA- La Juve è Dybala-dipendente, l’Atalanta è Papu-dipendente. La sfida argentina è a favore dei bianconeri perché a Paulo possono affiancarci il Pipita Higuain, che al 24’ del primo tempo sembra chiudere definitivamente i giochi firmando il secondo gol. Dall’altra parte, Gomez è stanco e Palomino fatica non poco a contenere Matuidi e Asamoah. “Ma quando pensi che sia finita, è proprio allora che incomincia la salita” canta Venditti e anche Allegri le cantava ai suoi alla vigilia: «Fate attenzione, con L’Atalanta non è mai finita!». Gli argentini hanno fatto orecchie da mercante, La Joya si è nascosta dietro la sua mascherina e si è concessa il lusso di svegliarsi all’80’ e di sbagliare un rigore. Il secondo in Italia, perché il primo gliel’aveva negato tre anni e mezzo fa Simone Colombi. Neanche a dirlo, di origine bergamasca. Anche Caldara ha il dna orobico e se la sarebbero dovuta aspettare visto che di qui a poco sarà un futuro compagno d’armi: ma il suo gol è arrivato e ha confermato il suo fiuto e la zuccata di Cristante è potuta svettare alta in libertà. Salti di gioia, non salta La Joya.

TUTTI ATALANTINI A BERGAMO- Nel frattempo, Gomez si riprendeva (da stanco rende di più, ricordiamolo) e Palomino lottava e riusciva a non farsi travolgere. Dai piedi dell’unico argentino a ballare il tango sono nati così uno a uno i gol della rimonta: il tiro sulla cui respinta c’è stato Caldara e il cross su cui Cristante ha impresso la zucca. In campo, la curva Nord spingeva e il Papu entrava trionfale al ritmo della sua “Baila como el Papu”. È lui il re del party che ha marchiato solo tre giorni prima l’immenso stadio di Lione: affrontare una big in una casa che grida il suo nome è una passeggiata. Lo stadio intorno era solo nerazzurro. Qualcuno sventolava la sciarpa celebrativa del pareggio appena conquistato al Parc Olympique Lyonnais, cantando cori europei. Dove l’anno scorso c’erano bianconeri con la sciarpa juventina al collo, oggi il maculato ha surclassato le strisce, almeno tanto quanto il Papu ha surclassato La Joya. L’Atalanta ha conquistato anche i non atalantini e per la prima volta nella storia tutti i settori hanno saltato al grido “Chi non salta bianconero è!”.

CI PIACE DOPPIO- Eppure, sorrideva Gasperini al ricordo a fine gara, questa volta alla vigilia non c’è stato nessun duro allenamento. Anzi, li voleva mandare tutti a dormire il Gasp perché apparivano stanchi e piatti le sue mani nei capelli disperavano al pensiero di chi schierare. Ma insomma, se i nerazzurri apparissero sempre così sottotono alla vigilia e poi rendessero come fatto ieri sera, al bando i duri allenamenti dello scorso anno. Senza ansia da prestazione, con più leggerezza e felicità, forti dei risultati ottenuti, l’Atalanta sta molto meglio tecnicamente e mentalmente e continua a volare alto. Altro che meteora in fase discendente per il doppio impegno. Il doppio a noi piace, chiedetelo a Buffon: potrebbe averci visto doppio.