Questo è il dilemma. All'indomani della disfatta del Comunale, contro il Palermo, è difficile racimolare le parole, cercare di trovare e dare giustificazioni a un ko, che ha ancora dell'incredulo, dal momento che alibi non ci sono. L'unica cosa che tremendamente sussiste, ad oggi, è solo una: confusione. E parecchia.

Antecedente all'entrata sul rettangolo da gioco, la formazione confermata pochi istanti prima, faceva presagire a un nuovo modulo: dopo aver provato il 3-5-2, poi il 4-2-3-1, ecco Gasperini lanciare una sorta di 4-4-1-1 che lì per lì stava stupendo, ma che, per un allenatore reduce da risultati poco proficui con lo schieramento difensivo a tre, avrebbe avuto il sapore di 'mi gioco la panchina e, contro una diretta concorrente per la salvezza, preferisco tutelarmi'. In realtà è bastato osservare la disposizione in campo per intuire che, nemmeno contro un'avversaria alla pari, Gasperini stava optando per il tradizionale dei tradizionali assetto tattico: ritorno del 3-5-2 che, col passare del tempo, si è tramutato in un 3-4-3 portato avanti sino alla fine del match. Ora, lungi da noi il voler fare maestria di tattica, ma come è possibile che, di fronte a queste svariate disposizioni, gli undici che scendono in campo abbiano le idee chiare? Perché è proprio questo che manca all'Atalanta: l'idea. L'idea di avere una propria personalità, un proprio modo di giocare al calcio. La sensazione è un po' come quella della casalinga che prova a prepare la mayonese, senza sapere di preciso come si ottenga, sperperando una quantità di ingredienti, nella speranza di arrivare alla combinazione ottimale dei medesimi, ma invano. Il risultato? Tutto da buttare nell'immondizia. Ogni volta. Tutto da rifare. Proprio come l'Atalanta che, dopo un avvio in sordina, sembrava aver dato spiragli di chiarezza col Torino, per poi toppare gravemente in Sardegna e poi con il team di De Zerbi, a testimonianza che siamo ben lontani dal concetto di limpidezza.

Si ponga attenzione a questo aspetto: non bisogna arrabbiarsi per il ko sopraggiunto sul finire del match, perché perdere così, in modo sfortunato, fa parte del calcio; quello che deve far riflettere è che l'Atalanta dal 1' al 89' stava portando a casa un punticino che avrebbe lasciato molto amaro in bocca, contro un Palermo salito visibilmente a Bergamo per strappare un pareggio. E se l'Atalanta fosse riuscita ad acciuffare un mero 0-0 contro i siciliani, considerati da inizio campionato inferiori ai bergamaschi, con chi sarebbe in grado allora di poter vincere tranquillamente questa squadra? 'Tranquillamente'... già, ma la tranquillità oggi non è di Bergamo: al triplice fischio finale di Ghersini, i tifosi sono insorti contro i propri beniamini, tra schiamazzi di rimprovero e fischi a tutto andare. Così non va. E l'Atalanta ha il sacrosanto dovere di farsi perdonare per loro, per i suoi supporters, che, per quanto fosse stato meglio starsene sul divano in compagnia di un the caldo, hanno preferito ancora una volta essere presenti allo stadio per osannarla, fino al 89'. Poi il buio. E i tifosi bergamaschi non lo meritano.