Zingonia, centro d’allenamento dell’Atalanta. Sabato, ore 13.15. È la vigilia di un match importante, contro un Napoli che si prefigge l’anti-Juve del campionato. Con la Roma abbiamo perso una partita dominata, serve più incisività sotto porta. Gasperini è da sempre infastidito dal fatto che il mercato rimanga aperto a campionato iniziato, ma alla domanda: «L’Atalanta è a posto così?», tentenna. No, non lo è affatto. «Alla società ho chiesto qualcosa», replica. Qualcosa in quale reparto? Sembra non voglia rispondere, pensi che non si sbottonerà e invece poi lo sussurra, deciso: «Qualcuno lì davanti. Ho bisogno di una punta».
PERCHÈ L’ANNO SCORSO NON IMPORTAVA- L’Atalanta non ha un attaccante tra le sue fila dai tempi di German Denis, il bomber argentino che prima di calare ha regalato tre stagioni entusiasmanti a Bergamo. Dopo di lui il buio. E intendiamoci, con attaccante mi riferisco a chi lì davanti la mette dentro, ha l’istinto e la fame del gol di un bomber costante, non chi nella rosa ricopre quel ruolo. Quelli, per forza ne abbiamo avuti e tuttora ne abbiamo. A cominciare dalla scorsa stagione e da Paloschi, quando Gasperini pensava di essere in una botte di ferro. Poi, di giornata in giornata, si è accorto che qualcosa non girava e, al fallimento dagli 11 metri, ha cambiato i giochi. Così è nata l’Atalanta stramba ma vincente dello scorso campionato: il centrale Kessié al dischetto, l’ala Papu goleador, l’intero reparto difensivo bomber di giornata. L’anno scorso non importava avere un attaccante, perché tutti gli 11 in campo erano un po’ delle punte, grazie al feeling di una squadra ben rodata che giocava a memoria e sapeva come pungere. Non importava se non avevano la scritta ‘attaccante’ sull’album delle figurine.
C’ERA UNA VOLTA- Ieri sera per 45’ Gasperini si è illuso, tifosi compresi, che fossimo ancora l’Atalanta dell’anno scorso. Anzi, più precisamente quella del fatidico 2 ottobre 2016, quando con una sola rete e una squadra ex novo abbiamo inchiodato il Napoli. E quella favola un po’ l’abbiamo rivissuta ieri al San Paolo: c’era una volta l’Atalanta che pressa, che non lascia spazi agli avversari con la difesa alta, che nello schema su palla inattiva gonfia la rete. The end? Magari, invece i tempi sono due e questa volta un gol non basta. Gol di cui non è autore Petagna, che sulla porta non riesce mai a concludere: questa però non è una novità e inserire un centrocampista al suo posto ha solo peggiorato la situazione. Perché Petagna pressa nell’uno contro uno e libera il campo, mentre chiudersi in difesa per mantenere l’unico gol non può bastare contro un Napoli casalingo e affamato.  La perla di Zielinski ci ha raggiunto a bocca aperta e la squadra non è più riuscita a contenere i folletti azzurri. Gosens, de Roon, Ilicic, Palomino e Hateboer devono ancora conoscersi, prendere le misure e confrontarsi con le dinamiche della Serie A. Migliorabile la fase di contenimento a centrocampo, ma la colpa non è la loro.
PERCHÈ QUEST’ANNO IMPORTA- Perché terminata la partita e tirate le fila, nonostante i tre gol subìti, ci è sembrata una buona prestazione quella dell’Atalanta. Sì, magari de Roon peggiore in campo, ma gli altri, nonostante qualche errore giustificabile contro una big, hanno fatto il loro dovere. Cosa allora è andato tanto storto da portare a un tabellino così infelice? Sicuramente merito del Napoli e dei suoi 5’, ma l’Atalanta ha peccato di concretezza. La stessa Atalanta che contro la Roma ha creato tanto, ma non ha trovato nessuno che portasse a termine il lavoro. Anche ieri si sudava e si costruiva, per nulla: ci sforziamo di invadere l’area piccola, ma non abbiamo chi poi è cinico sulla porta. Ilicic ha già al suo attivo un legno contro la Roma e una prodezza di Reina, di più non può fare. Kurtic sappiamo tutti com’è: a lui partono i 5’ in tutt’altro senso, troppo in preda alle emozioni, sotto porta fa cilecca. Gomez al fantacalcio è insignito del titolo di attaccante, ma anche lui ha le sue giornate no e, in ogni caso, non può sorbirsi tutto il lavoro. Cornelius non è pronto, il mister lo lancia come ultima carta ma non cambia mai alcunché. E così al 39’pt la palla resta lì nella mischia, nessuno la imbuca. AAA attaccante cercasi.
ULTIME SIRENE- Gasperini l’ha richiesto e se alla fine non dovesse arrivare si rassegnerà: «Terrò la squadra così com’è». Vido al momento è in panchina e chissà se verrà mai impiegato per tentare il tutto e per tutto. Intanto, tra un paio di settimane arriva l’Everton e presentarsi con un buco in fase offensiva non è una buona idea. Percassi è avvisato: mancano una pedina e soli tre giorni alla fine del mercato. Gasperini, per la prima volta nella sua vita, non ha più fretta che arrivi il 31 agosto.