«Gasperini alé, Gasperini alé alé». Un’ovazione nella ripresa accompagna un match spettacolare. Spettacolare sì, perché spettacolo ne ha dato tanto e non si è fermato nemmeno quando poteva farlo, con il risultato in cassaforte e un pesante turnover che guarda al Lione. Non importa, perché il Gasp vuole giocare, divertire, sperimentare. C’era forse da non aspettarselo da uno che ti sorprende con i prodotti del vivaio e sempre nuovi schieramenti? La noia non è certo il suo pane e anche questa volta ha avuto ragione e il pubblico l’ha consacrato. Una cinquina schiaffata a Nicola di cui è la mano artefice, eppure nel post gara non commenta la sua vittoria per le 300 partite in Serie A. Elogia gli altri, i suoi uomini, che a raffiche di allenamenti da mozzare il fiato plasma a sua immagine: «Abbiamo un grande trio lì davanti». Un trio che ha calato il poker.

JOLLY- Ecco, a partire da Petagna, il grande jolly misterioso che non sai mai se partirà titolare, se davanti alla porta pescherà qualcuno o se questa volta proverà a tirare e, soprattutto, se riuscirà a farla entrare. Proprio un anno fa il Petagnone sbloccava la gara contro il Crotone in un match che avrebbe segnato la svolta dell’Atalanta dalla retrocessione all’Europa. Un anno dopo, è ancora lui a disincastrare la partita e a piazzarla. Un anno dopo però la sua Atalanta non ha bisogno di inversioni di rotta, è reduce da un tris contro l’Everton e se glielo avessero detto dodici mesi fa non ci avrebbe creduto. In mezzo, tanti problemi sotto porta, tanta rabbia per quella rete che non si gonfiava mai, se non quasi per sbaglio dieci giorni fa. Ma ieri sera non ci sono state scuse, il gol è tutto merito suo, e non solo: sue le incursioni in area, suoi i traversoni per un Gosens che non ha del tutto convinto ma che lui è riuscito a far risaltare e suo l’assist vincente per Caldara. E ne arriva uno da gol anche per Gomez che poi non sfrutta. D’altronde sono amici l’orsetto e il Papu e in qualche modo deve pur ricambiare il piacere dell’ultima in casa. Se continuano a farlo a suon di assist e gol, l’Atalanta è salva. E non solo…

RE DI CUORI- Standing ovation. Il pubblico si alza in piedi a fine partita, ma è solo per il bis. Perché la prima volta che i seggiolini dell’Atleti Azzurri d’Italia sono rimasti vuoti è stato al 38’ del primo tempo: il potere di far alzare in piedi i comodi abbonati di tribuna l’ha tirato fuori Ilicic con una magia da stropicciarsi gli occhi. Se l’Atalanta con cinque schiaffi ha calato una scala reale, lui è stato il re. La fascia sinistra è una prateria autostradale a quattro corsie, anzi, cinque, e il suo gol che chiude i giochi nel primo tempo vale più del prezzo del biglietto. Sembra che voli Josip, un soffio che plana e abbatte una a una le carte che gli si parano davanti. E sono tante. Ma è lui a calare il tris questa sera e parecchi sono i gol che avrebbe già potuto fare in queste cinque giornate. Un rigore procurato, un gol annullato dal Var e i due assist perfetti sui piedi di Petagna del Papu per i gol lo rendono il cardine di un trio delle meraviglie. Il Re di cuori generoso nel dare ma anche nel tenere per sé quando sa di poter far male. Potrebbe essere già capocannoniere dell’Atalanta. Non lo è ancora, ma ha altri otto mesi per diventarlo.

POKER FACE- È lui la poker face, quella faccia impassibile che, zitta zitta, segna una doppietta e neanche te ne accorgi. L’Atalanta e il pubblico lo dà così per scontato che basta un primo tempo sottotono per pensare a un suo possibile cambio nella ripresa. Perché fatica contro Sampirisi, perché zoppica, perché è sempre a terra. Ma nella ripresa è ancora lì a lottare. E questa è la sua forza: la forza dell’intera squadra sta nel suo capitano che ha festeggiato le 100 presenze in campo con la maglia dell'Atalanta e che non molla mai, che sa riprendersi e calare il poker. Ma questa volta va oltre e rimane così concentrato da non fallire il rigore. Si interscambia con Ilicic sugli angoli e in campo resta il nostro trascinatore. Uno di cui non puoi fare a meno neanche se non è in partita. Perché quando rientra, non ce ne è per nessuno.

ASSI NELLA MANICA- In mezzo a questo trio delle meraviglie, ti perdi così tanto che non sai su chi puntare gli occhi. E con un Kurtic scalpitante e legato alla maglia, un Vido già scattante negli inserimenti e un Orsolini così smanioso di dare mostra di sé da arrivare a segnare subito (se non fose che al Var c’è VAleRi…), l’Atalanta pesca nel suo mazzo assi nella manica da scala reale. Se la squadra di Gasperini lo scorso anno ha fatto della difesa-goleador il suo fiore all’occhiello, quest’anno potrebbe contare anche sul suo tridente offensivo. Quanto? Per ora fino a cinque.