Un'eliminazione che fa male, un epilogo di Champions League che lascia l'amaro in bocca, perchè per uno strano scherzo del destino l'Atletico Madrid ha collezionato più punti contro la Roma (4), che ha terminato il girone al primo posto, che col Qarabag (2) ultimo. Dettagli che in un raggruppamento estremamente equilibrato hanno fatto la differenza ma che non devono far perdere di vista l'obiettivo di un'analisi che deve essere a 360°: l'epopea di Simeone alla guida dei colchoneros si avvia alla sua naturale conclusione. La prestazione ultradifensivista contro il Chelsea, con Griezmann costretto a rincorrere gli avversari nella sua metà campo, è stato il triste commiato dell'allenatore argentino da una competizione che gli ha regalato notte memorabili ma anche beffe indicibili.

SALVAGENTE EUROPA LEAGUE - Dopo 4 partecipazioni consecutive in cui i quarti di finale erano stati il risultato minimo per la formazione madrilena, il Cholo incappa nella prima eliminazione ai gironi di Champions della sua carriera, una delusione che la formazione madrilena non assaporava dall'edizione 2009/2010. A distanza di qualche mese, si sarebbe rivelato un trampolino di lancio per l'inizio di un grande ciclo che ha restituito l'Atletico Madrid al gotha del calcio europeo, con due Europa League, una Supercoppa Europea e due finali di Champions, successi sui quali (ad eccezione della prima Europa League) c'è il marchio inconfondibile di Simeone. Che 6 anni dopo la conquista del primo dei suoi 5 titoli ha l'opportunità di chiudere il cerchio, entrando nella fase a eliminazione diretta dell'Europa League da favorita, per la caratura tecnica della sua squadra.

LA GARRA NON BASTA PIU' - Un gruppo che, con la finale di Champions di Milano del 2016, aveva dato l'impressione di aver raggiunto il suo apice, il punto di non ritorno dopo il quale, indipendentemente dal risultato, si sarebbe reso necessario un ricambio generazionale. Un'operazione che potrebbe  prendere corpo con le cessioni quasi obbligate dei pezzi pregiati Oblak e Griezmann, di giocatori che con la maglia dell'Atletico non si sono consacrati, da Vrsalijko a Carrasco, passando per Gaitan, Vietto e Gameiro. E poi ci sono i grandi vecchi, da Juanfran a Godin, da Filipe Luis a Gabi finendo con Torres, pronti al passaggio del testimone con i vari Gimenez, Lucas, Thomas e Correa. La rivoluzione è alle porte e non può che passare dal cambio della guardia: la notte di Stamford Bridge ha emesso verdetto, il calcio tutto difesa e "garra" è passato davvero di moda.