#baciamolemaglie. La storpiatura dell’ossequio che usava scambiarsi fra gente di rispetto (baciamo le mani) dovrebbe diventare l’hashtag di questo passaggio storico del calcio italiano. Un tempo nel quale troppi s’ostinano a credere vi sia ancora amore, ma poi scoprono troppo tardi che era soltanto un calesse, e pure bello carico di vil denaro. E a quel punto, per chi subisce lo smacco sentimentale, non resta che urlare al tradimento. Come se una categoria così drammaturgica del comportamento umano non fosse ormai ridotta, nel calcio, a una pratica catastale.

Lo si era già detto la scorsa estate, nei giorni del passaggio di Higuain dal Napoli alla Juventus, che ormai i tradimenti calcistici sono una pratica pianificabile previo comune accordo fra (potenziali) traditori e traditi. Niente pathos, niente brividi da comportamento inatteso o da scoperta traumatica. Soltanto la serena presa di coscienza che tutto è monetizzabile, e allora meglio trasformare un rischio in opportunità. D’incasso. E certo, anche i supporter più romantici stanno finendo per piegarsi a quest’arida logica economica. Ma la maglia no, su quella non si transige. Perché è l’ultimo argine, il solo elemento d’identificazione che sia rimasto ai tifosi irriducibili. Quelli che sono ancora lì “solo per la maglia”, e perciò non tollerano gli atti di falso amore verso quel simbolo. Proprio ciò che più d’ogni altra cosa viene rimproverato dalla gente milanista a Gianluigi Donnarumma. Le cui foto in cui viene immortalato a baciare la maglia da gioco hanno preso a circolare, come una chiosa maligna, già un minuto dopo l’annuncio del mancato rinnovo contrattuale con la società rossonera. Quasi che nelle redazioni l‘avessero già in canna, pronta a essere sparata quando l’ormai certa notizia avesse il crisma dell’ufficialità. Infatti da quel momento, e attorno a quelle immagini, s’è mossa una cascata unanime d’indignazione, coi tifosi rossoneri in prima linea sulla spinta del sentimento ferito. Tutti quanti a dire che no, dopo quello che è successo, proprio non è possibile tollerare la visione di quelle labbra sulla maglia. E non è forse vero che persino sul marciapiede ci s’affretti a dire “ok a tutto, ma niente baci”?

E per carità, massimo rispetto per il dolore dei tifosi (ma assolutamente no per l’indignazione di maniera dei commentatori); ma, detto con franchezza, penso che questo Lamento del Bacio Rubato sia una cosa stucchevole. Ma di cosa vi andate lamentando, signore e signori? Ve la prendete con un ragazzo che furbescamente bacia una maglia da portiere, cioè non esattamente i colori sociali e dell’identità. E a chi obietta che comunque Donnarumma abbia baciato lo stemma milanista, è facile ribattere che quella maglia era color oro, e dunque qualche implicito doppio senso bisognava coglierlo. Ma non è soltanto il caso di Donnarumma. Piuttosto, è questa ruffianeria del baciare le maglie a essere una menzogna continua. Roba di cui i tifosi dovrebbero diffidare all’istante, invece di farsi infinocchiare da chi sa di toccare la loro corda sentimentale. La prossima volta, invece di farsi lisciare i sentimenti da gesti così smaccatamente ruffiani, facciano immediatamente oggetto il baciatore d’un lancio di pomodori. Così, a scopo preventivo, e per portarsi avanti col lavoro. Scopriranno che, nove volte su dieci, avranno avuto motivo di comportarsi così. E almeno non si sentiranno fregati, e men che meno traditi.
@pippoevai