C'è qualcosa che non va, in questa Var ma pure nel Benevento. La tecnologia toglie di tasca ai giallorossi il primo punto in Serie A e lo fa nella maniera più beffarda possibile. La decisione di annullare il gol del meritato pari arriva a quasi tre minuti dall'episodio, con lo stadio in visibilio e con Lucioni impegnato in una corsa sfrenata per celebrare al meglio la sua prima gioia in massima serie.

Ed è proprio sul lasso di tempo trascorso tra la marcatura e il successivo annullamento che bisogna interrogarsi. Perché, senza l'ausilio della tecnologia, una decisione del genere sarebbe stata presa nel giro di pochi secondi. Con la Var no, evidentemente perché gli assistenti e lo stesso direttore di gara, prima di prendere un provvedimento così importante, preferiscono attendere che qualcuno gli suggerisca la decisione più corretta. Ma la ratio della Var non è quella di deresponsabilizzare gli arbitri. Lo scopo invece è solo quello di aiutare i fischietti a sbagliare di meno, correggendo eventuali scelte errate. Possibilmente con i tempi giusti.

Chiuso il capitolo Var, è giusto poi concentrarsi su quelle che sono le mancanze del Benevento. La sensazione, al termine della gara col Bologna, è la stessa di sette giorni fa: quella precisa e sgradevole di aver lasciato per strada altri punti preziosi, stavolta più pesanti della settimana scorsa perché di fronte c'era una diretta concorrente per la salvezza. Si dirà che questo è il prezzo da pagare per chi si affaccia per la prima volta al grande calcio. Tesi sostanzialmente condivisibile.

Ma il modo per ridurre il gap e sfruttare in avvio un calendario favorevole c'era. Sarebbe bastato rendere l'organico competitivo a tempo debito e non ridursi agli ultimi giorni di mercato per provare a correggere quei difetti che erano evidenti anche prima dell'inizio di questa avventura. Innesti di qualità, di esperienza, di fisicità avrebbero probabilmente permesso al Benevento di non trovarsi a mani vuote dopo i primi 180 minuti disputati in massima serie, di non riempire costantemente lo scatolone dei rimpianti. Perché la squadra ha una sua identità, segue la filosofia calcistica del proprio tecnico, produce un importante mole di gioco, a tratti mostra un controllo del campo quasi imbarazzante, ma poi finisce per perdersi in quelle ingenuità tipiche di chi questa categoria la conosce ancora troppo poco.