Nella città delle streghe non sembra esserci più spazio per le magie. La favola resta, sia inteso, ma si impasta con la rabbia e i rimpianti, perché per il momento la recita sul palcoscenico dei grandi è avara di soddisfazioni. Certo, gli elogi si sprecano per un Benevento che garantisce emozioni e spettacolo per il gioco espresso e le occasioni create, ma alla fine, dopo 270 minuti di campionato, alla voce dei punti conquistati c'è ancora lo zero in bella mostra. E l'inevitabile ultimo posto solitario in classifica. È evidente, la truppa di Baroni sta pagando, probabilmente oltremisura, lo scotto del noviziato, viste le tre sconfitte in altrettante partite. Tutte evitabili, forse tutte immeritate, tutte concluse con un calice colmo di fiele e un sacco vuoto da portarsi a casa.

È successo all'esordio assoluto con la Samp, la cosa si è ripetuta nel debutto interno con il Bologna e anche ieri con il Torino la sostanza non è cambiata per un Benevento che ha impattato alla categoria senza paura reverenziale, senza subire il carisma degli avversari, ma anche senza la capacità di prendersi ciò che avrebbe meritato. È vero, il risultato non rende giustizia né tanto meno dà un senso alle occasioni create dai sanniti, ma questo non può far altro che aumentare i rimpianti. Anche perché alla fine gli errori sono sempre gli stessi: la sensazione che si sta cristallizzando con il passar delle giornate agli occhi di molti è che il cammino del Benevento venga rallentato da disattenzioni individuali e dalla scarsa cattiveria nel cercare la via della rete.

Fattori che possono rappresentare un freno per chiunque, figuriamoci per chi si è affacciato appena tre settimane fa per la prima volta alla Serie A. Per riuscire nell'impresa di salvarsi, dunque, serve qualcosa in più, si impone un cambio di ritmo. Giusto, e anche coraggioso, provare a raggiungere gli obiettivi con la propria identità, evitando di arroccarsi e sfidando ogni avversario a testa alta, ma non basta. A tutto ciò vanno necessariamente abbinate esperienza e malizia, doti che si possono acquisire con il tempo oppure sforzandosi di trarre insegnamento dalle sconfitte. Perché tutte hanno la stessa genesi e non posso certamente essere casuali.