Nessun punto, tanti applausi e un vago sentore di rimpianto. Nella prima in Serie A, il Benevento non riesce a staccare col piede giusto dai blocchi di partenza, ma sfiora un'impresa che sarebbe stata storica. I giallorossi spaventano la Samp e vanno vicino tanto così a portare a casa un risultato positivo che sarebbe stato più che meritato. Finisce invece con una sconfitta, anche se il punteggio finale non rende certamente giustizia a quanto la truppa di Baroni ha saputo fare nel giorno dell'esordio in massima serie. Una squadra che ha dato dimostrazione di avere le idee chiare, ordinando la carica fin dall'approccio. Sanniti ordinati, corti, aggressivi, ben disposti anche allo scontro fisico, raggomitolati a pugno e pronti a involarsi negli spazi per sfruttare le sbavature dell'avversario.

Questo nonostante si siano presentati all'appuntamento in condizioni di emergenza (per via delle assenze, ma pure per un mercato che stenta a decollare), e con tanti elementi all'esordio assoluto. Per molti degli undici scesi in campo dal primo minuto, infatti, quello di 'Marassi' era un appuntamento al buio. Certo, qualcuno di loro aveva già messo i piedi in Serie A, ma per la maggioranza degli uomini scelti da Baroni si trattava di una prima recita da brividi sul palcoscenico più ambito e più importante. Sono stati bravi, una volta accarezzata l'erba dello stadio di Genova, a far scivolare l'emozione dei primi attimi, a far vedere di che pasta sono fatti, a metter paura alla Sampdoria e a meritarsi gli applausi di uno stadio intero, pur uscendo dal campo sconfitti.

La sensazione di aver destato una buona impressione c'è, accompagnata pure dalla consapevolezza di aver affrontato un avversario di differente statura. E la percezione che si è cristallizzata negli occhi del popolo sannita è che era obiettivamente difficile fare meglio, era impossibile chiedere di più a questi ragazzi. Sarebbe servito un altro peso specifico, sia in termini di qualità che di esperienza, per provare a riscrivere la storia di una partita che il Benevento ha condotto per larghi tratti, finendo per pagare a caro prezzo quelle ingenuità che in Serie A nessuno ti perdona.

Peccati di inesperienza, appunto, che fanno capire, ancora una volta, che per conservare questa categoria è necessario alzare l'asticella. Il cartello 'Lavori in corso' va rimosso al più presto: servono innesti, bisogna assemblare meglio questa squadra perché, così come è stata costruita, non riuscirà a salvarsi. Bisogna dare a Baroni gli strumenti giusti per fabbricare l'impresa e per non diventare una squadra dalla formula vorrei, ma non posso.