A quest'avventura in Serie A mancava solo un Natale da incubo. Il Benevento è riuscito a realizzare anche questa impresa, rovinando ai propri tifosi lo stappo dello spumante e il taglio del panettone. Il veleno nella coda è stato nuovamente fatale per i giallorossi, costretti ad arrendersi alla diciassettesima sconfitta stagionale per via di un inspiegabile fallo da rigore di Vid Belec. Non è la prima volta che accade, anzi è una cosa che si verifica con una continuità preoccupante. 

Quello di Genova, infatti, per la Strega è il quarto punto buttato al vento in pieno recupero. In principio fu in casa col Torino, quando Iago Falque condannò i sanniti; poi toccò a Pavoletti a Cagliari rovinare il debutto di De Zerbi, 60 secondi dopo il momentaneo pari di Iemmello; infine venne il turno di Peluso in quella che ancora oggi è la sconfitta più bruciante di questa stagione. A peggiorare il quadro ci ha pensato il calcio di rigore trasformato da Lapadula. Quattro pareggi, quattro punti che sarebbero stati preziosi, magari non per rimettere il Benevento in corsa per la salvezza, sicuramente per dargli un po' di serenità in più.

Niente da fare, i sanniti restano fermi a quota uno proprio per via dei finali amari. Ma non chiamatela sfortuna: farlo non sarebbe rispettoso nei confronti di chi questa squadra la segue in lungo e in largo per l'Italia. Non è questione di scalogna, ma di scarsa tenuta mentale. Quelle battute conclusive per la Strega si allungano fino a diventare esemplari: è in quegli attimi che viene fuori la vera natura del Benevento, quella di una formazione distratta, paurosa, sfilacciata, incerta, incapace di sfoderare gli artigli e di mettere in campo la giusta lucidità quando servirebbe. Quella di una squadra strutturalmente inadatta alla Serie A.