Calciomercato.com

  • Berlusconi a Cesano Boscone: ecco che cosa fa il patron del Milan ai servizi sociali della Sacra Famiglia

    Berlusconi a Cesano Boscone: ecco che cosa fa il patron del Milan ai servizi sociali della Sacra Famiglia

    ll racconto dall'interno delle giornate del leader di Forza Italia e proprietario del Milan, che per decisione dei giudici di sorveglianza trascorre una mattina alla settimana nell'Istituto di Cesano Boscone (Milano) per assistere anziani malati di Alzheimer.

    VENERDI 16 MAGGIO
    Iniziamo subito con il fatto che pareva una giornata qualsiasi. Il reo è arrivato in orario, solo un filtro alla Carraia dove funzionavano 2 auto dei cc locali e le guardie giurate che chiedevano il badge.
    Pare più rilassato, si intrattiene con dei parenti, indossa il camice con disinvoltura, parla con Giuliana, la caporeparto, che viene dal sindacato, e poi si avvia con l’educatrice per proseguire l’osservazione.
    Fuori, intanto, prosegue la solita vita, le nuove disposizioni rallentano la tensione, tanto che la scorta viene segnalata al bar interno.
    Il copione rimane lo stesso, rimane lo spazio per due battute sul calcio, e le solite promesse di cure future. 
    Le uniche immagini sono quelle che passano al tg1, riprese da qualche casa che si trova a ridosso del muro di cinta, anche se la direzione minaccia denunce, dopo le foto uscite su Chi, e la lettera del giudice di sorveglianza che non ha gradito l’attenzione dedicata. pare che prossimamente il giudice verrà in visita, dopo l’invito del direttore generale.

    VENERDI 9 MAGGIO
    La prima giornata è passata con grandi attese, ma senza colpi di scena. Berlusconi si fermato a parlare con una signora forzista che era lì con un paziente. Ha parlato del milan, ha promesso che la prossima volta porterà degli orologi della squadra. Il tutto sotto l’occhio vigile del dott.restelli, il direttore. Aveva un camice bianco e mi viene troppo da ridere, specie pensando alla Minetti vestita da infermiera sul palo della lap dance.
    Come ci ha detto il direttore, il primo periodo trascorrerà nell’osservazione, altro non può fare, anche perché deve prima vedere come ci si approccia con quei soggetti. L’avvicinamento con quel tipo di pazienti non è semplice. Le patologie presenti non permetteranno di godere delle sue barzellette.
    Tutte le finestre sono state oscurate, in modo che non si vedesse nulla da fuori. Per tutti i dipendenti c’è il divieto di portare telefonini in grado di fare foto. Una circolare dei giorni scorsi dettava le regole per il grande giorno: cartellino bene in vista, evitare interviste.
    Con i malati, materialmente nulla. Tradiva l’impaccio, non è stato mai lasciato solo, si vedeva che non era a suo agio. Ha solo osservato, si è lasciato scappare, con un parente, che avrebbe coinvolto il s. Raffaele per una cura. Ed ha parlato del milan, non poteva parlare di politica, e cosi è stato.
    Ha operato al San Pietro con i malati di Alzheimer. Alla Sacra famiglia i cinque reparti sono tutti uguali. Si tratta di reparti da 60 ospiti divisi in tre gruppi da venti e, a loro volta, in sottonuclei da 10.
    Ogni nucleo ha una terrazza che dà sull’esterno. A seconda della posizione ci sono i tendoni per ripararsi dal sole. Sono collegati, i piani, da una scala e 3 ascensori, e al pianterreno ci sono le macchinette per caffè, acqua e snack. I reparti sono collegati 2 a 2, mentre il s.pietro è l’unico singolo. Per questo è stato scelto per lo scopo.
    Per quanto riguarda il personale è in maggioranza extracomunitario, solo in pochi sono gli italiani. I saloni di soggiorno sono ampi e fungono pure da refettori.
    In ogni caso, l’ex cavaliere non aveva il viso dei giorni migliori, Conscio che la permanenza in Sacra non sarà una passeggiata. Si intrattiene con gli operatori, li saluta tutti, visita i vari uffici, si siede nell’ufficio del capo. Tutte le tapparelle sono state abbassate, per paura che si veda qualcosa. All’esterno intanto, tutto resta sotto controllo, le transenne creano dei percorsi obbligati, niente sfugge alle persone preposte alla sicurezza, in divisa ed in borghese. Un dispositivo che ai piu è sembrato esagerato.
    Le persone che montavano di primo turno hanno aspettato anche 20 minuti prima di poter andare a lavoro, nonostante all’ingresso avessero i nomi di chi era in servizio al mattino, reparto per reparto. Speriamo che in futuro si allenti la pressione mediatica. Gli ospiti,che sono i veri padroni di casa corrono il rischio, assieme agli operatori, di vedersi reclusi al posto del vero colpevole. Ma ho la netta sensazione che il periodo qui non lo finisce.

    ilfattoquotidiano.it

    Altre Notizie