Il giovane talento della Fiorentina, Federico Bernardeschi ha dichiarato in un'intervista al Corriere dello Sport

Lei a volte è stato paragonato a Baggio a Mutu ad Antognoni, Rui Costa, i grandi 10. Imbarazzato?
«Mi riempie d’orgoglio, ma ho ancora tanto da dimostrare e spero di riuscire a farlo». 

Chi, tra tutti questi numeri 10, le è piaciuto di più? 
«Dico Baggio, perché mi ha sempre affascinato». 

In curva, intanto cantano il vecchio... “Il ragazzo gioca bene”, proprio per lei. 
«Quando l’ho sentito la prima volta mi è venuta la pelle d’oca, mi sono stupito». 

Per chi tifa Bernardeschi? 
«Per il calcio, perché lo amo. E per la Carrarese, sono di Carrara anche se sono cresciuto qui, a Firenze». 

Pure Buffon è nato dalle sue parti e con la Carrarese ci ha sempre messo la  faccia. 
«Buffon è fenomeno. Nel 2006 avrebbe meritato di vincere il Pallone d’Oro». 

Carrara città che ama l’arte. 
«Ci sono tante opere bellissime e molte altre, sparse per il mondo, sono state prodotte con il nostro marmo. E’ bello sapere che ovunque ci ricordano per qualcosa di straordinario». 

Pure lei, a dire il vero, pare granitico. 
«Sì, sono fatto di marmo (ride, ndr)». 

Se qualcuno le avesse detto, qualche anno fa, che nel 2015, lei sarebbe stato uno dei titolari della Fiorentina lei come avrebbe risposto? 
«Che ci speravo e ci credevo». 

Che ricordi ha della sua vita nella Primavera viola? 
«Bellissimi. Ho soprattutto mantenuto rapporti con amici e compagni». 

E del reality show 'Giovani Speranze' che dice? 
«Che non ho voluto partecipare». 

Quale la sua giornata tipo? 
«Mi alzo, vengo all’allenamento, pranziamo tutti insieme alla mensa, per altro molto buona, e poi mi rilasso a casa». 

Che cos’è l’amore per Bernardeschi? 
«Fiducia e libertà». 

E’ fidanzato? 
«Sì, con una ragazza bella e, soprattutto, intelligente». 

A proposito di rimboccarsi le maniche, lei è stato anche una stagione a Crotone. 
«Sì, anno importantissimo. Drago, il mio allenatore, mi ripeteva sempre la stessa cosa: lavora, lavora, lavora. Ed io così ho fatto». 

Dunque il prossimo predestinato è Capezzi, oggi in prestito al Crotone? 
«Diventerà un grande giocatore». 

Quando Sousa vinceva la prima Champions lei aveva un anno: che impressione le ha fatto il primo giorno di lavoro? 
«Ottima. Dà sicurezza, ha carisma ed autorevolezza». 

Quanto l’ha rafforzata il grave infortunio dello scorso anno? 
«Tanto, perché è in quei momenti che ti rendi conto quanto sia importante per te il calcio». 

In quel periodo di stop forzato, ha prevalso la rabbia o la tristezza? 
«La rabbia». 

Crede che su Rossi abbia preso il sopravvento la tristezza? 
«Non credo che Pepito sia triste. Dopo un grave stop fisico si subisce sempre, perché serve tempo per recuperare». 

Quale la prima cosa che le ha chiesto Sousa? 
«Di essere sempre concentrato e lavorare». 

E l’ultima? 
«Di stare tranquillo e seguire i suoi suggerimenti». 

Quale l’obiettivo di Bernardeschi in questa stagione? 
«Conta solo la Fiorentina, Bernardeschi viene dopo». 

Siete pronti per lottare per lo Scudetto? 
«Abbiamo dimostrato di potercela giocare con tutti. Per vincere il campionato servono tanti fattori, non ultima anche la fortuna, ma non ci manca niente. Ed i conti li faremo alla fine». 

Quando Sousa strilla in panchina lei cosa pensa? 
«Che è un allenatore che ci trasmette la sua carica. E ci riesce. Ci è sempre riuscito, fin dal primo giorno. Se mi irrita? No, semmai è vero il contrario». 

Secondo lei, questa Fiorentina fa davvero paura agli avversari? 
«Cominciano a temerci». 

Come si spiega, però, i due volti della sua squadra: diabolica in campionato e, a tratti, meno cinica in Europa? 
«Giocando tante partite, ravvicinate, c’è il rischio che la stanchezza psicologica prenda il sopravvento». 

Lei, intanto, in sette gare giocate in carriera con la Fiorentina in Europa ha trovato il gol cinque volte. 
«E’ un buon bottino. Ma da migliorare». 

Il Belenenses e poi la Juve: come si fa a non pensare già alla seconda gara? 
«Semplice. Noi vogliamo arrivare fino in fondo in Europa League. Dunque dobbiamo vincere. Mi sembra una valida motivazione». 

Come si può liquidare la pratica portoghese senza spreco d’energie? 
«I portoghesi ci asciugheranno comunque energie importanti, ma noi dovremo essere più forti anche di questo». 

Avrebbe mai immaginato, per altro nel giro di così poco tempo, che la Fiorentina potesse entrare nello Stadium con 5 punti di vantaggio? 
«Nessuno lo avrebbe mai potuto dire, ma il merito è nostro. Andremo a Torino da secondi in classifica e questo è motivo d’orgoglio: per noi e, soprattutto, per la città». 

Chi ha più da perdere, Fiorentina o Juventus? 
«Direi entrambe, anche se per motivi diversi». 

La Juventus può davvero puntare ancora allo Scudetto? 
«Certo. Con Napoli, Inter, Roma e Fiorentina». 

Sousa parla di mentalità che i bianconeri hanno costruito nel tempo vincendo trofei uno dietro l’altro: la Fiorentina, secondo lei, sta bruciando le tappe dimostrando questa propensione costante alla ricerca della vittoria? 
«Perché no. La Fiorentina è una grande società che può costruirsi un futuro da grandissima». 

Neto l’ha più sentito? 
«No». 

A lei manca ancora il primo gol in campionato. 
«Bisogna farlo, dunque. Allo Stadium? Sarebbe bellissimo». 

Per altro, giocherà nel giardino di casa della società che, in estate, l’ha sognata ad occhi aperti. 
«Non mi farà nessun effetto, io penso alla Fiorentina». 

Nelle nomination dei 40 da cui votare la top 11 Uefa ci sono ben 6 juventini: Buffon, Chiellini, Marchisio, Bonucci, Morata e Pogba. Sono loro i più forti? 
«Sì, ma ci metterei anche Dybala, uno che gioca da grande ed ha la mia età». 

Ma dopo 11 anni di Fiorentina, nel settore giovanile, ce l’avrebbe fatta a vestire la maglia bianconera? 
«Sarebbe stato difficile». 

La Roma è davvero in crisi? 
«No». 

Higuain è il centravanti più forte? 
«Io dico Higuain, poi virgola e... Kalinic». 

Concorda con Sarri quando dice che se non vince il pallone d’oro è una testa di c...? 
«L’argentino è un fenomeno, ma i soliti noti (Messi, Cristiano Ronaldo, ndr) sono di un altro pianeta». 

E chi è Kalinic? 
«Un attaccante moderno». 

La Lazio è fuori dai giochi per conquistare un piazzamento valido per la qualificazione alla prossima Europa League? 
«Nessuno è fuori dai giochi, il campionato è ancora lungo». 

Ha visto che pure Mario Gomez è tornato a segnare? 
«Sono contento per lui, chi ce l’ha nel sangue, certe caratteristiche, non può vedersele cancellate di colpo». 

Quanti sogni da trasformare in realtà? 
«Tanti». 

Che effetto le fa sapere di essere nel mirino di grandi club, dal Barcellona al Bayern Monaco? 
«Sono voci. Ho un gruppo di persone che lavora per me ed io mi occupo solo di giocare bene per la Fiorentina. Il mio obiettivo è il presente, non il futuro». 

Pure in Under 21 è uno dei pilastri, non è poco. 
«La Nazionale può contare su un gruppo importante, dobbiamo pensare solo a continuare su questa strada. Non abbiamo mai perso e questo ci facilita nel cammino, ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia anche perché sappiamo dove vogliamo arrivare». 

Tra dieci anni, dove si vede? 
«Calcolando che ho 21 anni, spero di essere ancora in campo a giocare. Spero di diventare un esempio». 

Pensa di poter diventare una bandiera per la Fiorentina, come Totti nella Roma? 
«Perché no?». 

Sa che i Della Valle potrebbero eleggerla a uomo immagine della Fiorentina? Le piacerebbe? 
«Certo. A condizione di aver vinto. Qui».