“Per me il calciatore è un processo, non un progetto. Un progetto ha un inizio e una fine, un processo ha un inizio ma mai una fine”. Bernardeschi è cresciuto seguendo i consigli di un allenatore così, uno che regalava massime di questo spessore ai giornalisti, figuriamoci cosa poteva dire ai suoi calciatori. E’ stato Paulo Sousa a modellare Bernardeschi, a dargli competenze nel calcio che conta. A Sousa va in gran parte ricondotto il principio di quella ormai nota duttilità di Federico, che è sempre tanto apprezzata dagli allenatori, specie se accompagnata e preceduta da un talento come il suo. Da laterale destro tutta-fascia nella prima versione del 3-4-2-1 del portoghese, al più recente impiego da trequartista sinistro nel quadrilatero della Viola, Bernardeschi sembra essere uscito da un percorso formativo più unico che raro per un dieci. Prima il sapere, poi il piacere; prima la fatica portante, strutturale, quella che aiuta a comprendere l’insieme, poi la specializzazione, l’affinamento. Così, questa estate, è stato abbastanza impressionante vederlo a briglie sciolte a disposizione di Di Biagio, schierato a piacimento a destra o a sinistra o addirittura al centro del tridente degli azzurrini, quasi che in fondo non cambiasse la sostanza. E ora che è approdato alla Juventus di Allegri, quale forma, quale direzione prenderà il processo-Bernardeschi?
 

Per provare a immaginarlo, non prenderò in esame le partite disputate da laterale, per quanto anche quest’anno il carrarino sia stato inizialmente (ma non solo..) utilizzato da Sousa in quel ruolo. Nemmeno le prestazioni da esterno destro mi interessano, dato che è chiaro che un mancino come il suo possa convergere bene, proprio come ha mostrato di saper fare alla grande soprattutto in Nazionale (anche in quella maggiore). Arriverò diritto al punto: visto che con Allegri si parla tanto di esterno sinistro nel 4-2-3-1 per fare spazio a Douglas Costa sulla destra, mi limiterò a inquadrare certe situazioni in viola che potrebbero ripresentarsi in bianconero. Intanto: e Mandzukic? Che ne sarà di lui? Poi con Dybala? Si pesteranno i piedi?
 
LA SCALATA CON SOUSA – Partiamo con la fase difensiva. Il doppio trequartista pensato da Sousa richiedeva una transizione negativa dispendiosa per almeno uno dei due giocatori in questione. Chi la faceva secondo voi? Naturalmente, Bernardeschi. Persa palla, il trequartista di sinistra scalava in fascia, lasciando il compagno di reparto solo a ridosso di Kalinic. Nel frattempo, il laterale sinistro si abbassava sulla linea dei difensori. L’esempio è tratto dalla 18esima di campionato, Fiorentina-Napoli (3-3, dicembre 2016).
 

 
Completati i movimenti, si passa dal 3-4-2-1 offensivo a un tradizionalissimo 4-4-2 difensivo. Lo stesso modulo con cui si è protetta la Juventus da gennaio in avanti. Conclusione: la scalata di Bernardeschi è molto simile a quella che ha temprato definitivamente il carattere da combattente di Mandzukic. Ci troviamo dunque di fronte a un ragazzo capace e soprattutto abituato ad accollarsi un carico così gravoso, in grado cioè tanto fisicamente quanto mentalmente di sostituire la generosità del croato.
 
 
Questo, per quanto riguarda la sostenibilità difensiva. Vediamo ora cosa cambierebbe nell’altra fase, sempre con Bernardeschi al posto di Mandzukic nel 4-2-3-1.
 
QUALCHE INDIZIO? – La partita tra Juventus e Barcellona giocata al MetLife Stadium di East Rutherford (New Jersey) e conclusasi con la vittoria dei catalani, non si è caratterizzata solo per lo show di Neymar nel primo tempo a cui ha risposto quello di Dybala nel secondo (guarda un po’..), è stata anche segnata dal debutto di Douglas Costa. Entrato nella ripresa insieme agli altri big intorno al 59’, il brasiliano ha lasciato la fascia destra al destro Cuadrado, andandosi a collocare sulla sinistra. A differenza di quello che fa generalmente Mandzukic, Douglas Costa tendeva ad accentrarsi per poi ricevere alle spalle della mezzala blaugrana, venendo talvolta addirittura dal centro. Il risultato era questo, coi 3 del 4-2-3-1 piuttosto asimmetrici.     
 

 
Provate a sostituire mentalmente Bernardeschi a Douglas Costa, spostando il brasiliano dove sta Cuadrado. Avremo una situazione di gioco con doppio trequartista (Dybala a destra e Bernardeschi a sinistra) dietro la punta Higuain, più da una parte Alex Sandro che avanza nello spazio libero, e dall’altra Douglas Costa, in ampiezza, altissimo.
 

 
Ricevuto il pallone tra le linee, Douglas Costa punta e scarica per il terzino. Al centro, grazie alla superiorità numerica, si profila già il ‘trenino’ Higuain-Dybala, con alta probabilità di velo sul cross dal fondo.
 


Sebbene impostasse a tre, la Fiorentina di Sousa cercava spesso la stessa giocata, servendosi appunto non di uno ma di due trequartisti. La funzione di Alex Sandro (da non confondere col ruolo) qui è ricoperta da Olivera, in casa del Borussia Monchengladbach (febbraio 2017). Bernardeschi, vedete, occupa la stessa posizione di Douglas Costa nell’immagine sopra.   
 

 
Chiaramente Bernardeschi durante un eventuale attacco sul lato debole ha una progressione e un modo di puntare e di assistere che Mandzukic non può avere (eccetto la capacità del croato di far da torre, tra l’altro preziosissima). In questo Cagliari-Fiorentina si può notare ancora come anziché cercare l’ampiezza, coperta dal laterale, Bernardeschi corra dritto verso la porta.
 
 

In attesa che il compagno di trequarti, Ilicic in questo caso, faccia da semplice tramite. Ciò che spetterebbe a Dybala, in piena coesistenza col fantasista italiano.
 

 
Da questo affondo è nato forse il gol più bello che Bernardeschi ha segnato nell’ultima stagione in campionato. Gusti personali a parte, vi rimando alle statistiche in cui si accerta lo speciale talento del nuovo acquisto della Juventus: su 11 reti complessive, 4 provengono da fuori area. Fa meglio solo Ljajic (Torino), che ne ha insaccate 6. A ciò si aggiunga un dettaglio non da poco (e non casuale): di questi 4 gol, Bernardeschi ne ha realizzati 3 dal centro-sinistra e soltanto 1 dalla destra (peraltro un tiro-cross sugli sviluppi di un calcio d’angolo, contro la Sampdoria).  
 

 
ANCHE LO STILE CONTA -
Questa giocata merita un cambio d’inquadratura. Avanzando palla al piede, Bernardeschi giunge al limite dell’area dove è chiuso dal terzino e dal centrale destro. Rallenta, riflette.
 

 
Calciare da fermo con questa potenza, e con questa precisione, è una virtù preziosa. Nella frustata improvvisa con cui cerca l’incrocio sul primo palo, servendosi del centrale sardo a mo’ di scudo contro lo sguardo di Storari, sta tutta la differenza tra la funzione-Bernardeschi e la funzione-Mandzukic. 
 

 
Così come nel rilascio della gamba dopo l’urto col pallone, e nell’appoggio del mancino a terra e il conseguente passo, sta soltanto la classe, lo stile assoluto di Federico Bernardeschi.