Domenica scorsa, alla prima da titolare con la maglia della Juventus, ha realizzato il primo gol e il primo assist con la maglia dei bianconeri. Ora Federico Bernardeschi è a Coverciano, dove con la Nazionale sta preparando la doppia sfida contro Macedonia e Albania. Ma a Tuttosport il fantasista di Carrara ha parlato di queste prime settimane con la squadra di Massimiliano Allegri: "Sono orgoglioso di com'è andata finora. Sono in un club tra i più importanti d'Europa, in una squadra e una società che hanno vinto sei scudetti di seguito. Poi le Coppe Italia, le finali di Champions League. La panchina serve a crescere, non è giusto pensare di essere subito titolare". 

SULLA JUVE - "Servono apprendistato e adattamento, li ho vissuti con grande serenità e maturità. Quando cambi trovi abitudini diverse; ho conosciuto quelli della Juve in Nazionale, mi hanno colpito per la mentalità, non la acquisisci in una settimana. Dal presidente al magazziniere, ho visto in tutti la stessa voglia di vincere; noi giocatori mettiamo in pratica questa voglia. Legame speciale con Allegri? Il rapporto è sempre stato positivo, mi ha sempre detto di lavorare e lo sto facendo. Sotto il profilo umano mi ha aiutato molto a inserirmi bene. Allegri dà tanta serenità e fiducia, per un giovane è importante, come sono importanti quei dieci minuti in cui mi mette in campo. Sei arrivato da poco, l'allenatore potrebbe fare altre scelte e invece ti dà fiducia. È un segnale da recepire. Anche in allenamento, se non dai il cento per cento, ti passano sopra. Vinci perché hai compagni che vanno il doppio di te, alla Juve la cultura del lavoro è fondamentale. Allegri si vede ct dell'Italia? Ha vinto, ha esperienza. Se sarà un bene per la Nazionale, perché no? I giovani stanno venendo fuori? All'estero hanno diverse strade, fino a due anni fa in Italia non erano considerati, la situazione è cambiata grazie ai club, penso all'Atalanta. All'Europeo ero l'unico di questa età, ora siamo tanti. Bisogna avere pazienza con i giovani, magari sbagliano una partita, ma si impegnano. Bentancur è titolare? Ha un talento immenso, ma se non ci fossero stati tutti quegli infortuni in mezzo avrebbe giocato?".

SULLA FIORENTINA - "L'addio a Firenze? Lo valuto da professionista: era la mia scelta e volevo cambiare. Se tirerei un rigore contro la Fiorentina? Sono sincero: sì. La riconoscenza ci sarà sempre, mi hanno cresciuto e grazie a loro sono arrivato a certi livelli. Poi ci sono le strade da percorrere e la Juve per me è qualcosa di straordinario. Sono orgoglioso della scelta, oggi loro hanno Chiesa, a cui faccio i migliori auguri. In viola e in Nazionale me lo sono coccolato un pochetto. Il mio sfogo su Instagram? Ogni professionista deve sapere accettare le critiche. Sui social ho risposto a quelli che chiamo leoni da tastiera, si nascondono e vanno oltre il tifo. Queste persone non mi stanno bene, ho messo la foto di mia sorella incinta e qualcuno ha augurato la morte di mia nipote Olivia. Che c'entra col calcio? Io ho basi solide, pazienza. Ma se succede a ragazzi fragili, ecco che arrivano i suicidi. Questo è il male della società attuale, questa è pochezza umana".

SULLA NAZIONALE - "Chi gioca meno deve ragionare da professionista, si allena tutta la settimana per la domenica, anche se sono pochi minuti; resta un attestato di stima. Conta far parte di un gruppo, di una squadra, soprattutto di una Nazionale. Sono da due mesi a Torino, mi alleno ogni giorno per far sempre più parte di questo gruppo. Lavoro per diventare un punto fermo nella Juve: servono lavoto, sacrificio, volontà e qualità. Paura di perdere il Mondiale? Nessuna, cerco di dare risposte quando mi chiamano in causa. Ventura mi ha sempre dato fiducia, ne sono orgoglioso e fiero. Voglio che ci sia un gruppo determinato, che punti a fare qualcosa di importante dopo il 2018. Non sono titolare? Conta in che modo arrivi e quando arrivi. Candreva ha dimostrato di valere l'Italia, lo ha sempre fatto nei club. Io ho fatto bene alla Fiorentina e alla Juventus, spero di mettere in difficoltà il ct. Aspiro sempre al massimo e lavoro proprio per mettere in difficoltà chi mi allena. L'ambiente qui è positivo, c'è una tremenda voglia di fare. Il 3-0 con la Spagna ci ha colpiti dentro perché avevamo lavorato sodo, ma c'è voglia di rivincita. Il Mondiale è il sogno di tutti, ce l'ho da quando ero piccoletto. Nel 2006 ero in piazza con tutti gli altri a festeggiare, ora sono qui e voglio giocarlo".