Calciomercato.com

  • Bernardini, 1926: contro la Lazio e il fascismo, paga 20.000 lire e va all'Inter

    Bernardini, 1926: contro la Lazio e il fascismo, paga 20.000 lire e va all'Inter

    • Alessandro Bassi
    Protagonista nella tarda primavera del 1926 delle trattative per il passaggio dei giocatori da una squadra ad un'altra – di calciomercato ancora non se ne parla – è il ventenne Fulvio Bernardini, destinato a lasciare un'impronta indelebile nella storia del nostro calcio, sia come calciatore sia come tecnico e dirigente. Di lui lo storico e cofondatore della Società Italiana di Storia dello Sport Marco Impiglia ha curato e scritto la biografia più precisa, documentata ed accurata.

    DA PORTIERE A CENTRATTACCO -  Si era messo in luce nella Lazio dove aveva svolto tutta la trafila, dai boys alla prima squadra. A tredici anni giocava in porta ma il suo sogno era quello di giocare là davanti, da attaccante. Ruolo che inizierà a svolgere a partire dal 1922 con la seconda squadra della Podistica Lazio. Sul cambio di ruolo Renato Tavella racconta che fu dietro le insistite richieste della madre, preoccupata per i rischi a cui erano soggetti all'epoca i portieri, che l'allenatore acconsetì a provare Bernardini fuori dai pali. Tanto è il talento che mostra in mezzo al campo che ben presto esordisce in prima squadra a 16 anni e con le sue giocate contribuisce a far raggiungere alla Lazio la finalissima per il titolo di campione d'Italia del 1923. Infatti, dopo aver messo in fila Alba, Audace, Fortitudo e Roman nella fase eliminatoria regionale, la Lazio vince la finale centro-meridionale battendo il Savoia conquistando così il diritto di giocarsi il titolo – ancora non si parla di scudetto – contro il Genoa. La Lazio perde le due finali e il Genoa si laurea ancora una volta campione d'Italia, ma Bernardini incanta tanto da ricevere i complimenti dal fuoriclasse genoano Renzo De Vecchi.

    ESORDIO AZZURRO - Gli anni seguenti sono anni d'oro per il giovane laziale. Bernardini gioca e segna parecchio, mettendosi sempre più in mostra tanto da incominciare ad interessare alcune squadre del nord, Juventus e Torino su tutte. In più il ragazzo esordisce in Nazionale e questo è avvenimento che merita un racconto. Bernardini esordisce in nazionale nel 1925 in occasione del match giocato contro la Francia, incontro che segna al contrario l'ultima apparizione di un altro grande campione, Renzo De Vecchi. E in Azzurro il ragazzo non viene schierato centrattacco, ma gli vengono consegnate le chiavi del gioco, perché viene schierato centromediano metodista, il perno tattico di quegli anni. La convocazione di Bernardini in nazionale rappresenta la “prima volta” di un giocatore in azzurro proveniente dalla Lega Sud. Era stato il commissario Baccani, rappresentante appunto della Lega Sud e suo mentore a consigliarlo e a caldeggiarne la convocazione, vincendo le resistenze e le diffidenze del settentrione. 

    NASCE IL CALCIOMERCATO - O quasi. Ormai Bernardini ha messo in mostra tutte le sue eccelse qualità, tanto da essere considerato uno dei più forti e completi centrocampisti italiani. Si capisce che gli squadroni ricchi del nord gli facciano la corte e nell'estate del 1926 l'Internazionale batte la concorrenza della Juventus e si porta a casa il laziale. Il passaggio di Bernardini dalla Lazio all'Internazionale fa scalpore. I nerazzurri non badano a spese, pagano la stratosferica cifra di 150.000 lire per strapparlo alla Lazio oltre ad un ingaggio annuo di 50.000 lire al giocatore. E qua occorre fare una parentesi. Siamo pur sempre in anni di dilettantismo, seppur annacquato, e  Bernardini alla Lazio non percepiva nulla perché considerava giocare al pallone, appunto, un gioco e gli bastava come stipendio quello di commesso in banca. La realtà attorno a lui, però, era tutt'altra. Bernardini era l'unico titolare di quella Lazio a non ricevere soldi e con la riforma del 1926, passata alla storia come “Carta di Viareggio”, la stessa FI.G.C. - per essa il regime fascista – recependo una direttiva dell'anno precedente della F.I.F.A., aveva ammesso la possibilità di pagare i giocatori facendola passare come rimborso spese per un non meglio precisato “mancato guadagno”. Non solo. Cambiava anche il regime delle “liste di trasferimento”. Introdotte nel 1922 per regolamentare il passaggio dei calciatori da una squadra ad un'altra, esse poggiavano su un principio cardine, quello della territorialità, nel senso che un giocatore non poteva spostarsi ad una squadra residente in una provincia diversa da quella di appartenenza. Con la riforma del 1926 anche questo vincolo territoriale cadeva e nella sostanza si “legalizzava” il libero “calcio mercato” anche se formalmente i trasferimenti rimanevano condizionati alla espressa autorizzazione del Direttorio Federale.

    PAGA PER LIBERARSI - Bernardini costretto a pagare per liberarsi. Il Regime ci mette ancora lo zampino, perchè la storia del trasferimento di Bernardini all'Internazionale mica è ancora finita. È sempre lo stesso Impiglia che racconta i fatti. Bernardini quando viene a sapere che alla Lazio tutti vengono pagati tranne lui certo che non ci rimane bene, anzi la sua indignazione lo porta sempre più lontano dalla Lazio, tanto da accettare la corte dell'Internazionale e la prospettiva di venire pagato per giocare, dopo aver giocato per anni come dilettante. La Lazio, nel frattempo, si mette di traverso, sobillata dal gerarca fascista Vaccaro, spingendosi sino a pretendere il pagamento di una somma di denaro da parte di Bernardini per lasciarlo andare! La vicenda assume i toni della tragedia, il giocatore è sempre più disgustato dall'atteggiamento della sua società, tanto che alla fine Bernardini arriverà addirittura a pagare ben 20.000 lire alla Lazio per potersi liberare e finalmente approdare ad una grande squadra.

    A Milano resterà due stagioni, il tempo di venire allenato da Arpad Weisz e di veder sbocciare un altro “gioiello” del calcio italiano, Giuseppe Meazza. Poi tornerà a Roma, sponda giallorossa, dove giocherà centromediano per ben 11 stagioni. La storia di Bernardini non si esaurisce certo con quella del calciatore, anzi. Da allenatore sarà il primo a riuscire a vincere due scudetti in due città differenti che non fossero Milano o Torino.

    (Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)
     

    Altre Notizie