Inter, ora si cambia. L’amministratore delegato, Michael Bolingbroke, spiega l’importanza dell’ingresso di Suning nella società di corso Vittorio Emanuele. Il dirigente nerazzurro è intervenuto nel corso di un evento tenutosi a Londra e il New York Times riporta le sue parole.

LE DICHIARAZIONI - “Da quando sono entrato all’Inter ho sempre avuto il compito di condurre il club al successo dentro e fuori dal campo: portarlo costantemente in Champions League per fare soldi, non per perderli. Il cambio di proprietà da Thohir a Zhang ha accelerato questo processo. La nuova proprietà pensa che abbiamo sottostimato il valore della presenza in Cina e che siamo colpevoli di non aver esplorato abbastanza il mercato cinese. Quando ci siamo incontrati, ci hanno chiesto il perché dell’assenza di sponsor in Asia. Per i club europei è molto difficile stare in quel mercato, a meno che tu non abbia un ponte che ti apra certe porte. Se non ci fosse Suning, non sarebbe possibile avere accesso al business in Cina. Adesso, con Suning, disporremo di opportunità che prima non esistevano". 

LE PRECISAZIONI - Queste le dichiarazioni, alle quali, però, vanno aggiunte le dovute precisazioni: la presenza di Bolingbroke ha contribuito ben poco all’acquisizione di sponsor, italiani e non, da parte del club nerazzurro. Una delle promesse era quelle di portare un brand internazionale, pronto ad investire una cifra vicina ai 40 milioni di euro per dare un diverso nome commerciale alla Pinetina, come già accade all’estero per le strutture di altre società. Ma ciò non è mai accaduto. Anzi, anche la Pirelli, storicamente vicina all’Inter, aveva minacciato di andar via - in tal senso le piccate dichiarazioni di Tronchetti Provera sono ancora chiare nella memoria di tutti: “ "Il nostro obiettivo è quello di fare del nostro meglio da qui alla fine dell'attuale contratto che abbiamo in essere con l'Inter, ossia fino al 2016. Per quanto riguarda il resto vedremo nei prossimi periodi". Decisivo fu l’intervento di Massimo Moratti affinché le cose tra le parti (Inter e Pirelli) potessero sistemarsi.

ALTRE STRADE - Molto clamore destò anche il caso “Etihad”, quando l’Inter stava per cadere in una truffa clamorosa. Anche in quell’occasione, come nel caso della biografia di Icardi, ci fu poco controllo. Per quanto riguarda la presenza dei club italiani sul mercato cinese, c’è da dire che la Juventus ha aperto un proprio store su Alibaba, fuori dal perimetro nazionale, hanno fatto altrettanto Bayern Monaco, Barcellona e Real Madrid. L’Inter non ci aveva pensato. Per quanto riguarda il ponte verso la Cina, invece, Pirelli poteva rappresentare sicuramente una corsia preferenziale, ma non è stata mai sfruttata.