“Siamo fuori dal tunnel del divertimento” cantava Caparezza in uno dei suoi più grandi successi musicali. E il Bologna potrebbe fare propria questa frase, considerando le quattro sconfitte consecutive e le ultime prestazioni che invece che divertire hanno fatto rimanere con l’amaro in bocca tutti quei tifosi che ogni domenica seguono la propria squadra nella speranza che prima o poi le cose possano davvero cambiare.

Sì, perché il Bologna visto ad inizio stagione qualche segnale positivo l’aveva lanciato e soprattutto era sempre riuscito a dominare le squadre di medio-bassa classifica. Alla vigilia di Bologna-Crotone, il tecnico Donadoni aveva dichiarato che ieri sarebbe cominciato il vero campionato del Bologna… e il risultato è stata una sconfitta per 2-3 dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 2-1.

Non sono bastate le due splendide reti su punizione (una di destro ed una di sinistro) di un ritrovato Simone Verdi: no, la squadra rossoblù si è complicata da sola la vita andando a regalare agli avversari la possibilità di andare in rete. Prima gli errori di Masina ed Helander, poi il fallo di mano di Krafth: da parte di tutta la difesa del Bologna è mancata attenzione e quella determinazione tale che ti fa rimanere in partita fino al novantesimo.

Ma il problema, come troppo spesso ripetiamo, è anche e soprattutto negli ultimi venti metri: in casa, davanti al proprio pubblico, contro un avversario alla portata il Bologna non è riuscito a tirare in porta. Poco cinismo, poca concretezza, poche e nulle occasioni da gol: in questo modo diventa complicato vincere e macinare punti, anzi, si soffre senza mai concludere. Se non fosse stato per quei due gioielli di Verdi infatti, il passivo sarebbe stato ancora più netto…

Nonostante la società abbia ribadito più volte la fiducia in Roberto Donadoni, in questo momento bisogna fare i conti con i risultati e con il gioco che la squadra propone. E ora no, non ci siamo. Fondamentale sarà il prossimo mese per capire le sorti della squadra e dell’allenatore: mai come ora forse, la panchina dell’ex ct della Nazionale rischia di diventare bollente.