In campo non passa inosservato: quando giocava tra i ragazzini della Sampdoria i genitori chiamavano "u costo möo" e la cosa va spiegata per bene. I genovesi tengono molto alle sfumature anche quando si tratta di esprimersi in modo scurrile, cosa nella quale sono maestri inarrivabili. Ci sono modi di dire genovesi che farebbero impallidire il più accanito dei bestemmiatori. Ma qui c’era il rischio di essere fraintesi: costo vuol dire cespuglio e per non dire cespuglio nero – che sarebbe diventato "o costo néigro" - hanno rispolverato dal vernacolo genovese il termine möo: moro, dalla pelle nera. 

Fantastico… Si chiama Dawit Bono (foto da sampdoria.it) ed è nato nel 2004. Chi lo ha visto tra i ragazzi della leva Giovanissimi garantisce che ha un talento di alto livello. Io, che l’ho visto solo una volta e per sbaglio, andando a vedere il figlio di un amico, garantisco da parte mia: ha il passo del centrocampista di spessore, un bel tocco e una scaltrezza non indifferente nel cercarsi la posizione. Da bimbo ha giocato punta, e si vede: sa come calciare un pallone senza accomodarselo troppo e lo specchio della porta lo pesca quasi sempre. È giovane, tanto tanto giovane: ma sarà per il suo cespuglio di capelli scuri che ricorda un po' Gullit e un po' Karembeu, arrivato 25enne alla Samp prima di formare un sontuoso contratto con il Real Madrid, ma uno come Bono ha fatto notizia in fretta. 

Bono, nessuna parentela con il cantante d'epoca, marito di Cher, ha una bella storia: "Sono nato in Etiopia e ho vissuto per i miei primi quattro anni di vita nel villaggio, poi sono venuto in Italia. Papà era sampdoriano e mi faceva vedere tutte le partite dei blucerchiati, impossibile non diventare sampdoriano: ho iniziato a giocare nella Polis (squadra dopolavoristica genovese nata su iniziativa di agenti della Polizia di Stato, ndr) ma la Sampdoria mi ha voluto quasi subito". La prima maglia blucerchiata la indossa a sette anni; e da allora è stato un crescendo. Dawit, che per tutti è Bono, nessun rapporto di parentela nemmeno con il cantante degli U2, è cresciuto parecchio. Da grande gli piacerebbe fare il fantasista, uno dei suoi idoli è Edgar Barreto: "Mi piace molto il modo in cui attacca il pallone, la sua carica agonistica, il fatto che non molli mai ma che al tempo stesso con un dribbling sia pronto a proporsi in avanti. La mia più grande soddisfazione è stata quando lo scorso anno, quando andò in onda una mia intervista su SampTV in cui rivelavo la mia passione per Barreto, mi chiamarono e a sorpresa mi fecero trovare Edgar che mi regalò la sua maglia. Un grande stimolo". Il mese scorso abbiamo pubblicato una bella intervista di Gullit: "Non lo conoscevo, papà mi ha fatto vedere alcuni suoi video su YouTube. Impressionante. Per ora sono contento anche solo se mi chiamano con la Leva dei più grandi, la strada è lunga". Piccoli cespugli crescono: hanno talento, chiacchiera, temperamento e un sorriso smagliante. La cosa mi piace.