Una vera e propria rivolta “social” quella bianconera alla notizia della cessione di Leonardo Bonucci. Sul web i tifosi della Juventus si sono scatenati in modi più o meno legittimi (non parleremo dei beceri insulti alla famiglia) spinti dall’incredulità di un affare che, alle prime indiscrezioni, sapeva di fantamercato.  La pagina del difensore è stata invasa da tifosi della Juve che, preoccupati all’idea di perdere un loro idolo, hanno provato a parole a convincere il centrale a non andarsene da Torino. Un intervento quello dei supporters che non è servito (né sarebbe servito) per smontare una trattativa nata e conclusa nel giro di poche ore. Ci hanno provato però i tifosi della Signora a convincere Bonucci a rimanere, cercando magari di ripetere quanto già successo in passato in varie occasioni quando l’intervento degli aficionados aveva smontato trattative che si sarebbero chiuse entro poche ore.

RABBIA SOCIAL - Nel caso di Bonucci la “sommossa” bianconera è rimasta circoscritta nella sua parte “social” mentre nei casi che andremo ad analizzare sono state vere e proprie rivolte popolari ad avere impedito affari che erano ad un passo dalla loro definizione. Molti infatti in passato sono state le trattative sfumate per l’intervento dei tifosi di una delle due squadre. Intrusioni non sempre totalmente pacifiche che hanno costretto i club a rinunciare ad trasferimenti che si sarebbero altrimenti concretizzati da li a poche ore.

I CASI DEL PASSATO - In Italia uno dei primi casi, e tra i più eclatanti della storia, è sicuramente quello legato al passaggio sfumato di Beppe Signori dalla Lazio al Parma. Era l’11 giugno del 1995 e l’attaccante era l’idolo indiscusso dei tifosi biancocelesti, nonché capitano della squadra che al tempo aveva in Cragnotti il Presidente. In un’epoca in cui ancora non esistevano i social serve una dichiarazione del patron biancoceleste per scatenare la rivolta popolare: “Vendo Signori al Parma per 25 milioni”; poche parole ma che bastano per far riservare i supporters laziali nelle strade fino alla sede della Lazio. In quasi 4000 il giorno dopo l’inaspettato annuncio si presentano in piazza, esponendo striscioni contro Cragnotti e tirando pomodori (riferimento alla Cirio, di proprietà di Cragnotti stesso) contro il palazzo della sede del club. Una vera e propria rivolta che costringe l’allenatore Zoff ad un vertice col Presidente; il risultato? Signori tolto dal mercato e sommossa (pacifica quanto decisa) dei laziali che si trasforma in festa: “Beppe-gol “ non si muove dall’Olimpico. Rimanendo in Serie A come dimenticare i due casi che videro protagoniste Inter e Juventus. Il primo nel 2008 quando Stankovic fu ad un passo dal passaggio dai nerazzurri ai bianconeri. Un trasferimento al quale i tifosi juventini si opposero in modo deciso, esponendo striscioni di disappunto contro il giocatore serbo. Il motivo? Nel 2003 il centrocampista firmò un precontratto con la Juve prima di trasferirsi dalla Lazio all’Inter. Un rifiuto che i tifosi della Juve non digerirono e che fu alla base del mancato approdo di Dejan in bianconero.  Nel 2014 un caso analogo, ma a parti invertite: Fassone (ai tempi all’Inter) e Marotta misero in piedi lo scambio Guarin-Vucinic: un affare praticamente fatto, con i giocatori che avevano lasciato la Pinetina e Vinovo e salutato i rispettivi compagni. I tifosi dell’Inter però scesero in piazza e, sotto la sede neroazzurra, protestarono fino a quando Thohir non bloccò tutto. Movimentati furono i giorni del mercato invernale 2009 per i tifosi milanisti. Al solo pensiero di poter perdere Kaka (destinazione Manchester City) i supporters rossoneri decisero di intervenire in prima persona. Sotto la sede di Via Turati si radunarono in migliaia per impedire a Berlusconi di cedere il numero 22 brasiliano. Un gesto d’amore della tifoseria verso il brasiliano che convinse il Presidente a trattenere Kaka, ma solo per qualche mese: la successiva estate infatti il trasferimento ci fu, destinazione Real. Destino analogo per Enzo Maresca che nel 2013 vide sfumare il suo passaggio al Torino. Il motivo è di facile intuizione e risale al lontano 2002: la sua esultanza dopo il gol del pari nel derby della Mole è una delle immagini storiche della stracittadina di Torino. Quelle corna a mo’ di scherno dei tifosi granata che, anni dopo, furono la causa principale di una trattativa che sembrava fatta e che invece saltò.
E’ evidente come un’eventuale “rivolta” bianconera stavolta non sarebbe servita per bloccare il trasferimento di Bonucci al Milan; troppe dinamiche (a noi non ben chiare) hanno reso necessaria la vendita del 19 ai rossoneri. Nemmeno eventuali cortei in stile Signori ’95 sarebbero potuti bastare; troppo grande la frattura ormai maturata tra il giocatore e la società. Rimane a questo punto tanta attesa per l’accoglienza che sarà riservata per il ritorno allo Stadium di Bonucci, in quella che per 7 anni è stata la sua casa e che all’improvviso è diventata la tana del “nemico”.