Berlusconi è tornato a parlare di Milan attraverso le confidenze raccolte dal Corriere della Sera. E ha creato scalpore, com’era normale che fosse. Molti hanno criticato le sue considerazioni, c’è addirittura chi gli ha fatto la morale ricordando gli ultimi anni grigi della sua gestione. Ci domandiamo dove fossero questi censori mentre Galliani - e lo ha fatto per anni - prendeva calciatori scarsi, o comunque non da Milan, preferibilmente a parametro zero. Noi eravamo qui, a criticarlo e magari a prenderci qualche lettera dai suoi avvocati; loro probabilmente lo difendevano, del resto è sempre più facile stare dalla parte di chi è al potere e, quando non c’è più, buttarsi  con i successori.

 

L’amico e collega Carlo Pellegatti, che ci onoriamo di ospitare nella rubrica Milanmania e che certamente non è abituato a fare la morale a nessuno, ma produce analisi sempre interessanti, ha posto l’accento su una parte delle frasi di Berlusconi, quella relativa alla domanda: meglio prendere un top player o acquistare dieci ottimi calciatori? E ha sposato la seconda tesi: il Milan aveva bisogno di tanti elementi per rafforzarsi, con un top player non sarebbe andato da nessuna parte. Curiose le due formazioni che ha proposto, una con un colpo da cento milioni e l’altra, quella attuale, con i tanti acquisti effettivamente realizzati. Siamo d’accordo con lui: decisamente meglio la seconda.

 

Su tanti altri pensieri espressi da Berlusconi, però, siamo in sintonia con l’ex presidente del Milan. Ha ragione, ad esempio, quando sostiene che Montella è in confusione tattica: la squadra non ha ancora un’identità, benché l’allenatore ci lavori ormai da tre mesi. Che i penalizzati dalle sue scelte, poi, siano Bonaventura e soprattutto Suso, i migliori della vecchia gestione assieme a Donnarumma, è oltremodo curioso: entrambi, e soprattutto lo spagnolo, sono ancora un patrimonio da sfruttare al massimo. E, se ci pensate, Berlusconi non sbaglia neppure quando sottolinea quanto sia stato inopportuno assegnare la fascia di capitano a Bonucci, uno che ha fatto la storia della Juve: quindici o vent’anni fa non sarebbe mai successo, e non sarebbe accaduto nemmeno il contrario. All'inizio tutti, e forse anche noi, abbiamo sottovalutato questo particolare, che merita invece di essere sottolineato. Malinconico, infine, il rammarico per l’abolizione del trofeo che lui aveva dedicato al papà Luigi e che per tante estati ha rappresentato l’amichevole più importante, tanto che San Siro si riempiva anche in pieno agosto.

 

Al di là di quello che Berlusconi ha fatto al di fuori del calcio, e di cui in questa sede francamente non ci interessa, nel mondo del pallone ha portato idee e soldi (in ordine non casuale). Continuare ad ascoltarlo può solo fare bene.


@steagresti