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  • Bresciamania:| Chiamatela 'cura Beretta'

    Bresciamania:| Chiamatela 'cura Beretta'

    Chiamatela pure 'cura Beretta'. L'esordio del nuovo allenatore del Brescia, chiamato a sostituire l'esonerato Beppe Iachini, è coinciso con la vittoria. Vittoria che in casa delle Rondinelle non perveniva da troppe partite, in cui la squadra aveva sempre lasciato il campo con tanti consensi sul gioco espresso ma pochissimi punti, appena tre in undici giornate. Un predestinato, Mario Beretta, che nel corso della sua carriera in sole due occasioni ha steccato alla prima. Un buon esordio dunque, che fa ben sperare per il futuro anche se giudicare la prestazione del Brescia contro la Sampdoria è assai difficile per non dire quasi impossibile. Sarebbe banale mettere a confronto la gestione Iachini con la gestione Beretta, oltre che irriguardoso nei confronti di un tecnico che ha comunque dato tanto al Brescia, e soprattutto ha regalato una promozione nella massima serie alquanto insperata.

    Forse l'esonero di Iachini ha messo a nudo le responsabilità di un gruppo che spesso, nelle difficoltà ,si era sempre nascosto dietro ai vari tecnici. Così, sentitosi chiamare in causa, la squadra ha reagito dimostrando caratteristiche che nelle altre gare non erano emerse. Non si può giudicare solo dall'apparenza, ma per quello che si è visto a livello di carattere di squadra - ma soprattutto di spirito di sacrificio nel momento di difficoltà in cui la Samp spingeva alla ricerca del pari - qualcosa di diverso c’è stato. Ci si augura che il vento sia definitivamente cambiato, che Caraccciolo e compagni abbiano finalmente imparato le lezione: basta alibi, in campo ci vuole gente che lotta.

    Mario Beretta non è di certo Beppe Iachini. L'esuberanza contro la pacatezza, per certi versi l'arroganza contro la saggezza. Corre, si agita, incita e si arrabbia Beretta, se la squadra non segue le sue direttive. E' una furia, incalza sulla corsia laterale quasi volesse d'un tratto entrare lui stesso sul terreno di gioco. La squadra paradossalmente aveva bisogno di questo, e non di un mister che lavorava intensamente sul campo ma che poi era troppo buono nella gestione dello spogliatoio. Un sergente di ferro serviva, e un sergente di ferro è arrivato.

    Basti vedere, per esempio, come lo spirito di sacrificio abbia portato Alessandro Diamanti a giocare spesso in ripiegamento difensivo, coprendo la fascia laterale sinistra con una dedizione tattica davvero insolita. La 'cura Beretta' inizia proprio da qui, da questo spirito e da questa volontà di spingersi oltre alle proprie caratteristiche, adattando il proprio modo di  stare in campo a quello della squadra. Prima la squadra, poi il gruppo: questo il segreto Beretta. Nessuno fondamentale, tutti indispensabili; tutti possibili titolari e nessuna riserva. Il nuovo corso del Brescia riparte da questi canoni, da queste credenziali, da questi cardini.

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