Sergio Brio, ex giocatore della Juventus, ha parlato al Corriere dello Sport: "La juventinità è quel qualcosa che ti fa sentire l’orgoglio di appartenere a un club che vince da sempre e il peso di una maglia rispetto alla quale quando arrivi ti chiedi se sei all’altezza di chi c’è stato prima. E’ una piacevole spada di Damocle. I simboli? Furino. E Boniperti. Il capitano era esemplare nel suo modo di dare l’anima e per come ti sapeva incitare con l’esempio, perché in campo si trasformava. E il presidente che prima della riunione tecnica amava sempre dire due parole il cui senso era uno: 'mi piacciono gli uomini che entrano sulla palla e non tirano indietro il piede'. Quello era l’atteggiamento da Juve: oltre la tecnica dei giocatori, la grinta. Per vincere".
 
DERBY D’ITALIA - "Quando giocavo io era il derby d’Italia, era una rivalità di campo, fortissima. Una partita da vincere e basta, anche quella, forse più ancora quella di altre. Poi Galliani disse che il derby d’Italia era diventato Juve-Milan, per me è sempre stato quello con l’Inter. Dopo Calciopoli la rivalità è diventata a 360 gradi, in campo e fuori. Partite sentite? Assolutamente sì. Credo che l’unica espulsione di Trapattoni che io ricordi sia quella di un 4-1 o un 3-1 a Milano (era un 4-0, 11 ottobre 1979) contro i nerazzurri. Questo per farvi capire quanto erano tese certe sfide. Belle e tese. Il rivale più tosto? Spillo, Altobelli uno che aveva la mia stazza ma una grande tecnica e che secondo me è stato meno apprezzato di quel che avrebbe meritato. Che duelli con lui!".
 
ANEDDOTO - "La racconto spesso. Ero a Forte dei Marmi, in vacanza, e non c’erano i telefonini. Ero in acqua a fare il bagno, a rilassarmi. Mi vennero a chiamare dicendomi che c’era il presidente Boniperti al telefono. Ci credete che feci quella passerella dalla spiaggia alla cabina del telefono con il cuore in gola? Non sapevo cosa potesse essere successo, nella mia testa passava anche il pensiero che la Juventus avesse potuto vendermi. Presi il telefono e la signora all’altro capo mi disse “le passo il presidente”. E lui... “come sta Brio, si sta riposando? Tutto bene?”. Io risposi con la testa solo al motivo della telefonata... “Tutto bene presidente, lei sta bene?”. E lui “sì, Brio, tutto bene. Volevo drle che le ho comprato Altobelli, così non ci fa più gol!”. Questo era Boniperti. Lui mi parlava di continuo di Spillo, mi consigliava prima delle partite. “Occhio che lui fa un sacco di finte, tu non guardare i piedi, guarda sempre la palla, non mollare la palla”. Che presidente, che persona!".
 
30 ANNI DOPO - "Intanto, purtroppo, non potrò essere allo Stadium a vederla. Se potesse riassumerla direi che sarà Higuain-Icardi, credo che Allegri e Spalletti sappiano esattamente cosa valgono, se uno ha fatto giocare Pipita con la mano fasciata e l’altro anche non fa riposare mai Maurito. Dybala? Straordinario, ma deve crescere ancora e crescerà. Stiamo parlando comunque di un campione. Chi vince? Difficile dirlo. Però due cose le dico: che per me la Juve resta ancora la squadra da battere e che Allegri sta tarando definitivamente la difesa, che ha patito l’addio di Bonucci, l’eta di Barzagli e i malanni di Chiellini, e il centrocampo. E l’Inter... la aspetto proprio sabato per dire se Spalletti sta facendo davvero un capolavoro. Perché per adesso sta già facendo un lavoro straordinario. E cito un interprete su tutti: Perisic, più di Icardi, perché di Icardi tutti sanno tutto. Perisic sembra rinato. Se invece vince la Juve, conferma quel che penso, che sta tornando regina".

LE GERARCHIE - "Si è aggiunta l’Inter, anche se Juve e Napoli hanno qualcosa in più, ancora. E complimenti alla Roma e a Di Francesco. Molti erano scettici. Invece c’è da andare a Trigoria e stringergli la mano".