Ha voluto giocare d’anticipo come spesso gli riusciva quando, seguito dal fedele cameraman, strappava a Gianni Agnelli il commento sulla partita della Juventus appena terminata. 

Franco Costa, giornalista Rai, inseguiva l’Avvocato. Lui, il presidente della Fiat, “fingeva” di volersi sottrarre alle telecamere della televisione pubblica. In realtà rallentava il passo e scrutava alle sue spalle per assicurarsi che il cronista d’assalto lo stesse raggiungendo. Cosa che puntualmente avveniva per reciproca soddisfazione. Franco portava a termine nel modo migliore il suo lavoro professionale. Gianni Agnelli si sentiva gratificato dal fatto di aver potuto esternare una delle sue leggendarie battute. 

Diventarono a quel modo eterne espressioni come “Bello di notte” riferito a Boniek e “coniglio bagnato” per definire Roby Baggio. E, naturalmente, tantissimo ancora a seconda delle occasioni. Il tutto a firma dell’amico che se ne è andato prendendo tutti in contropiede per raggiungere in qualche angolo dell’infinito l’Avvocato che lo stava aspettando per tornare a ripetere con lui quelle leggendarie scenette.

Sarebbe comunque restrittivo e anche poco corretto ricordare Franco Costa solamente per gli scoop realizzati la domenica con Gianni Agnelli. Così come sarebbe ben misero il suo ricordo rileggendolo con in testa quel “borsalino” da Far West che indossava come un marchio distintivo sia che piovesse e sa che ci fosse il sole. Il giornalista della televisione più rappresentativo, insieme con Galeazzi, in realtà era molto di più rispetto a quello il quale all’apice della carriera era riuscito a diventare un personaggio pubblico sena anima. Lui l’anima la possedeva eccome. Oltre l’immagine e l’apparenza.

Un “ragazzo di Calabria” più sabaudo di tutti i torinesi, che aveva, come si dice, battuto il marciapiede prima di infilare il viale della notorietà. Giovane di bottega a Tuttosport, cronista di nera per Stampa Sera. In mezzo, per sbarcare il lunario ma anche per vocazione, talent scout e presentatore di giovani bellezze destinate al concorso di Miss Italia insieme con il mitico paparazzo dei divi, Pepè, e il collega Enrico Heiman. Simona Ventura venne “lanciata” da quel bizzarro trio. Una di quelle fanciulle, Carla, divenne addirittura la seconda mogli di Franco. 

La notte era il suo regno. La notte dei tabarin e delle puntate e fuga verso i Casino di San Remo e di Saint Vincent in compagni del collega e amico juventinissimo Bruno Bernardi. Oppure al tavolo del poker dove quasi mai mancava il presidente-papà del Torino Orfeo Pianelli.

Era amico dei calciatori che di lui si potevano fidare. Un po’ meno dei suoi direttori i quali, per la vita estrema che conduceva lo ritenevano a torto poco affidabile. Lui non sballlò mai un solo servizio giornalistico. Fino alla fine. Fino a quando, attratto dal richiamo delle sue radici, accettò l’incarico di addetto stampa del Crotone. Gli fecero la guerra e lui, seppure controvoglia, tornò a Torino.

La notte comunque continuò ad essere il suo habitat ideale. “Tenera è la notte”, infatti, era il titolo della trasmissione televisiva che conduceva sull’emittente “Videogruppo” per tenere compagnia in diretta agli insonni e poi proseguì in radio da mezzanotte fino alle cinque del mattino. Una vita la sua decisamente “alla grande” ma con un finale catarchico. Solo e sconosciuto persino a se stesso ha risposto all’Avvocato che lo stava aspettando.