Gentile Procuratore,

sono un aspirante giornalista appassionato di calcio, in questi giorni ho assistito al clamoroso passaggio di Bonucci dalla Juventus al Milan, un affare per i rossoneri a mio avviso. Al tempo stesso i bianconeri hanno però risolto quella che – secondo quello che si apprende sui giornali- una situazione di spogliatoio intricata, con il giocatore che voleva andar via. Fondamentale in questa operazione? Gli intermediari. In questo particolare caso a svolgere il ruolo di “problem solving” ci ha pensato Alessandro Lucci, agente di Bonucci nonché di Bertolacci e Montella. L’agente ha praticamente risolto la situazione legata all’uscita di Bertolacci e portato avanti la trattativa per il centrale, ormai ex bianconero. Insomma, se fino a qualche giorno fa sentivamo parlare di procuratori quali “male del calcio”, soprattutto in relazione all’affare Donnarumma, oggi ci ritroviamo a dover ringraziare queste figure che molto spesso trovano soluzioni anche nell’interesse dei club. Lei cosa ne pensa? Antonio


Gentile Antonio,

condivido pienamente l'intuizione (visto che Lei aspira all'attività di giornalismo e non pratica l'attività di procuratore) che i procuratori si ritrovano spesso e volentieri a svolgere un delicato ruolo di "problem solving". I procuratori, tanto invisi all'opinione pubblica, non rappresentano solo gli interessi dei loro assistiti calciatori, ma anche quelli delle società di calcio (dalle quali possono ricevere mandato per la conclusione di un trasferimento di un calciatore tra due società sportive) ed è proprio nei casi in cui assumono l'incarico di rappresentare i club che si può toccare con mano l'utilità della loro prestazione professionale. 

Posta la doverosa premessa, nel caso specifico, sicuramente il procuratore Alessandro Lucci avrà avuto un ruolo centrale nelle trattative tra Juventus e Milan per il passaggio di Bonucci dai bianconeri ai rossoneri, ma non è dato sapere - nonostante i rumors giornalistici - se il trasferimento sia stato realmente causato dalla presunta rottura dei rapporti tra il calciatore e l'allenatore bianconero. 

Le vere motivazioni che spingono un calciatore a cambiare casacca - al di là degli ingaggi e della durata dei contratti - spesso sfuggono anche ai giornalisti più attenti, dovendo rimanere - per mere ragioni di riservatezza - nel più totale riserbo, ed è un riserbo che deve essere difeso dallo stesso procuratore sportivo. 

Jean-Christophe Cataliotti


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