L'Antimafia: il n.10 del Palermo aveva "rapporti cordiali" con l'erede di un latitante arrestato ieri.
Miccoli e le relazioni pericolose con il figlio del boss.
È l'eroe del giorno, a Palermo, ma il caso ha voluto che, a poche ore dall'exploit di Fabrizio Miccoli nel posticipo di campionato contro l'Inter, venisse arrestato il latitante di mafia Antonino Lauricella, detto "lo Scintilluni", cioè uomo che riluce per la sua eleganza: e così, a margine della cattura dell'elegante mafioso (trovato in realtà piuttosto trasandato ed eccentrico, dai poliziotti che lo hanno fermato) è venuta fuori la frequentazione di Miccoli col figlio di Lauricella, Salvatore. Mentre davano la caccia allo "Scintilluni", gli agenti della Dia di Palermo avevano visto in più occasioni Miccoli col figlio del latitante numero uno di Palermo.

Non senza sorpresa, i detective della Dia avevano annotato «i rapporti cordiali e costanti» dell'attaccante rosanero, ex della Fiorentina e della Juventus, con Lauricella junior, che gestisce due rivendite di ciclomotori, una a Palermo e l'altra in un paese vicino, Villabate. Pur essendo incensurato, l'uomo non è comunque considerato una persona qualsiasi: perché allora un personaggio così conosciuto, popolarissimo nel capoluogo siciliano, aveva questo tipo di frequentazioni? Era del tutto inconsapevole della caratura e delle parentele del personaggio che aveva di fronte? La speranza della Dia era di arrivare al latitante: per questo venivano effettuate intercettazioni e riprese audio e video. In alcune di queste è finito anche Miccoli, che sarebbe stato fotografato e ascoltato con questa imbarazzante compagnia. I due si sarebbero visti pure in occasioni pubbliche.

Da chiarire se vi siano stati passaggi di denaro ed eventualmente da individuare il motivo. La vicenda è stata fatta oggetto di una informativa presentata al procuratore aggiunto di Palermo Ignazio De Francisci. Miccoli non è indagato, ma ora che non ci sono più le esigenze investigative di tenere nascosti i controlli riguardanti i figli del latitante, potrebbe essere ascoltato come testimone. Il 25 ottobre del 2009, durante Palermo-Udinese (finita 1-0), la famiglia del numero 10 della formazione siciliana subì una bruttissima rapina in casa: due banditi, finora non individuati, entrarono attraverso un'impalcatura montata per ristrutturare la facciata e, minacciando il suocero, si fecero consegnare tremila euro in contanti e un anello con brillanti della moglie del calciatore, del valore di circa 30 mila euro.

Miccoli abita nel centro di Palermo, a ridosso del popolare quartiere del Borgo, una delle zone di influenza di Nino Lauricella. L'episodio era stato inquietante, anche perché non era stato affatto isolato. Un mese e mezzo dopo, il 2 dicembre 2009, erano stati rapinati per strada anche Edinson Cavani (che alla fine della stagione 2009-2010 era stato ceduto al Napoli) e il centrocampista Nicolas Bertolo. Nel febbraio di quest'anno era toccato a Abel Hernandez, altro attaccante protagonista della vittoria di domenica sera del Palermo. Segnali preoccupanti di pressione. Tra il 2006 e il 2008, secondo altre indagini, i boss avevano tentato - senza riuscirci - di condizionare e controllare il Palermo. A Natale 2007 una testa di capretto fu inviata all'allora direttore sportivo Rino Foschi, poi passato al Torino e oggi al Padova.