E' cambiato tutto al Milan, ma quello che non si riesce ad estirpare è lo stato di caos perenne che ha avvolto il club rossonero da almeno 5 stagioni a questa parte. Non c'è giorno nel quale non emergano particolari scottanti sulle vicende di una squadra in crisi di risultati e di identità, travolta inevitabilmente dal clima di incertezza generato dal caso Donnarumma e dai dubbi sollevati dalla Uefa circa la solidità economica del club. Finiti gli alibi relativi ai necessari tempi di affiatamento di un gruppo profondamente rinnovato e della gestione tecnica di Montella, il mirino si è spostato sui giocatori. Dopo il tracollo di Verona,il ritiro è diventata quasi obbligato per provare a suscitare un moto d'orgoglio ma, se non fosse vissuto nel modo giusto, si rivelerebbe un pericolosissimo boomerang.

GIOCATORI INFASTIDITI - Secondo quello che emerge dalle sempre meno segrete stanze di Milanello, il gruppo capitanato da Leonardo Bonucci ha manifestato segnali di insofferenza di fronte al provvedimento punitivo varato dalla dirigenza. Il fatto che il ritiro sia arrivato a ridosso delle festività natalizie, un periodo nel quale si tende a trascorrere del tempo con le famiglie e con molti degli attuali calciatori che avevano per l'appunto convocato a Milano i propri cari, ha generato un sentimento di fastidio destinato a crescere qualora contro l'Atalanta non arrivasse la svolta e la clausura dovesse essere prolungata. Motivazioni comprensibili fino a un certo punto perchè, se è vero che spesso il ritiro serve solo a nascondere le mancanze di una società incapace di "far sentire concretamente il fiato sul collo" ai giocatori, non si può non evidenziare che molte delle colpe dell'attuale rendimento del Milan siano da ascrivere ai calciatori.

SERVE ATTACCAMENTO - Al di là delle legittime discettazioni sulla bontà o meno degli acquisti compiuti in estate, Fassone e Mirabelli si aspettavano un atteggiamento caratteriale diverso, in particolare da alcuni esponenti del gruppo, soprattutto da quelli più esperti. Gente come Bonucci, Biglia o Kalinic avrebbero dovuto essere il traino per i propri compagni più giovani e alla prima esperienza in un club prestigioso come quello rossonero. La mancanza di reazione alle prime difficoltà, la scarsa tenuta caratteriale spesso evidenziata durante la gestione Montella sono tuttora presenti e il clima eccessivamente rilassato vissuto nei momenti successivi alla debacle di Verona sono "lussi" che una società come il Milan non può permettersi. In attesa che il club di via Aldo Rossi cresca anche e soprattutto sul fronte manageriale e riesca a generare il famoso senso di attaccamento, è giunto il momento che dai calciatori arrivi un segnale forte di compattezza e serietà professionale. Ormai evaporato l'entusiasmo collettivo della scorsa estate, i tifosi rossoneri hanno avuto sino ad oggi un atteggiamento molto "morbido" nei confronti della squadra, ma la sensazione è che la pazienza sia come non mai agli sgoccioli.