M come Montella, oppure M come Mihajlovic. M come Milan, il fattore che li accomuna, ma anche M come "molto rumore per nulla". Non è stato un weeke-end semplice per i due allenatori che, Baroni e Delneri a parte, escono con le ossa maggiormente rotte dopo l'ultimo di campionato. Squadre diverse Milan e Torino, ambizioni differenti, ma entrambe protagoniste di campagne acquisti molto celebrate che avrebbero dovuto creare i presupposti per conquistare un certo margine di vantaggio sulle concorrenti per le rispettive fasce del nostro campionato. 

QUANTE PAROLE - Dopo 6 turni, un margine sufficiente per iniziare a trarre le prime prudenti conclusioni, si può tranquillamente affermare che la classifica sia l'unico appiglio al quale aggrapparsi per Montella e Mihajlovic. Il Milan, nonostante il secondo ko consecutivo in trasferta contro un avversario di caratura superiore ai vari Crotone, Cagliari, Udinese e Spal, è ancora in linea di galleggiamento per l'obiettivo minimo del quarto posto; il Torino, nonostante l'ennesimo esame di maturità fallito nel derby contro la Juve in particolare sotto il profilo dell'atteggiamento, non partiva così bene in campionato da diverse stagioni a questa parte. Montella e Mihajlovic sono allenatori che parlano, molto, caratterizzati da un approccio caratteriale completamente all'opposto (alla flemma dell'Aeroplanino risponde lo sguardo e il linguaggio truce del serbo), ma incapaci ad oggi di fornire un barlume di identità alle rispettive squadre.

ORA SERVONO I FATTI - Montella parla di "soluzioni tattiche molteplici, di mercato importante, di formazione di valore", ma dopo 11 (dicasi 11) partite ufficiali non ha ancora trovato la squadra, continuando ad alternare giocatori senza una logica precisa. La pressione cresce nei suoi confronti e lui prova a giustificarsi, sempre col sorriso delle migliori occasioni e sempre spiegando (ma nemmeno poi così tanto, visto che di tattico nelle sue analisi c'è poco), a parole. Ma di fatti non se ne vedono. Mihajlovic ci ha preso gusto ormai a caricare di significati extra-sportivi le partite di calcio, le citazioni più o meno dotte e gli slogan stanno prendendo il sopravvento sulla tattica. Poi succede che contro la Juve dopo 16 minuti sei già sotto nel risultato e 8 più tardi di un uomo, perchè un giocatore proverbialmente "tranquillo" come Baselli perde la brocca e si fa cacciare per due interventi scriteriati. Eccesso di motivazioni dopo l'arringa del suo tecnico nei giorni precedenti al derby? Mihajlovic parlava di "popolo contro padroni", ma dopo il mercato fatto da Cairo in estate i tifosi granata si aspettano qualcosa di più rispetto alla solita invocazione del cuore Toro. Fatti, appunto, non parole.