Il rischio di buttare via tutto è alto, altissimo, dopo figuracce come quella collezionata dall'Italia in Spagna. Il pericolo è di dimenticarsi anche di quello che di buono la nostra Nazionale ha fatto nel recente passato e dei valori che questa squadra possiede. Tra questi c'è Lorenzo Insigne, probabilmente il miglior giocatore italiano in questo preciso momento storico, premiato con una maglia da titolare e con la prestigiosa numero 10 nel tempio del "Santiago Bernabeu". La prestazioni insufficiente del napoletano (peraltro fuori ruolo), in linea con quella di tutti gli Azzurri, non può e non deve sollevare alcun tipo di dubbio sulla caratura del calciatore, come qualcuno ha pensato di fare aspettando il primo "flop" dopo tanti elogi.

BOTTA E RISPOSTA - Del resto, si sa, in Italia lo sport preferito è giudicare, dopo, l'operato degli altri e salire o scendere dal carro dei vincitori con grande naturalezza. Tra le tante parole piovute dopo la sconfitta di Madrid, anche quelle, inaspettate, di una leggenda del calcio italiano e mondiale come Gianni Rivera, presente sugli spalti per assistere alla partita. Sarà stata sicuramente una battuta, uscita male per evidenziare l'importanza sempre più relativa dei numeri di maglia, ma su Insigne l'ex Golden Boy non ci è andato leggero: "La 10 a Insigne? Ormai la può mettere chiunque, la mettono anche i portieri: conta molto meno di una volta". Un'uscita che non ha colto impreparato la stella del Napoli, che ha replicato da par suo: "Le parole di Rivera? Le critiche le lascio agli altri. Io cerco di dare sempre il massimo e di dimostrare quello che valgo sul campo. Certo nelle altre partite che avevo giocato con la maglia numero 10 dell’Italia tutti mi avevano esaltato…".

NESSUNO MEGLIO DI INSIGNE - Partendo dal presupposto e dalla convinzione che Rivera non volesse attaccare direttamente Insigne e indirizzare la sua punzecchiatura a calciatori meno "degni" della 10, che bisogno c'era di aumentare il vespaio delle critiche con questa presa di posizione? Siamo tutti perfettamente consapevoli che non esista più il calcio di una volta e che la nostra Nazionale non possa più vantare la quantità di talenti che figurava, per esempio, nella formazione con la quale l'ex bandiera del Milan si laureò vicecampione del mondo nel 1970. Siamo altrettanti certi che l'ultima versione all'insegna della qualità totale dell'Italia risalga al Mondiale 2006, quando potevamo permetterci due 10 di valore mondiale come Totti e Del Piero contemporaneamente in campo. Ma, col rispetto che si deve alle leggende, a Rivera e altri nostalgici andrebbe ricordato che non si può vivere di solo passato. Oggi nessuno merita il 10 della Nazionale più di Insigne e non può essere una partita nata male e finita peggio a metterlo in dubbio.