I Girondini sono un gruppo politico rivoluzionario fondato alla vigilia della Rivoluzione Francese e colonna portante della stessa: facevano parte di costoro soprattutto i borghesi provinciali dei grandi porti costieri. Una volta ottenuta la promulgazione della Repubblica, i girondini si stabilirono in gran parte nel dipartimento della Gironda, il cui capoluogo è Bordeaux. Gli abitanti di questa zona sono conosciuti per la loro altezzosità, mischiata a quell'inconfondibile spirito rivoluzionario che caratterizzò il XIX secolo. Questo excursus storico spiega il carattere di Christohphe Dugarry, ex calciatore francese, anzi girondino fino al midollo. Un attaccante che non ha espresso quanto avrebbe potuto con il suo talento, soprattutto nell'esperienza italiana, al Milan.

IL FOTOMODELLO CHE UMILIO' IL MILAN - Bel ragazzo sin dagli inizi della carriera, tanto che poi venne definito "modello mancato" dai maligni, riuscì comunque a mettere insieme durante la sua carriera un ricco palmares internazionale. Inguaribile modaiolo, con un passato da fotomodello, Dugarry cresce nel Bordeaux ed ha la fortuna di giocare ad inizio carriera a fianco di colui che diventerà il più grande calciatore francese di tutti i tempi, assieme a Michel Platini: Zinedine Zidane. Lui, Zizou e il terzino basco Bixente Lizarazu portano il Bordeaux a sognare, conducendolo in finale di Coppa Uefa, poi persa contro il Bayern Monaco, dopo aver umiliato il Milan di Capello nei quarti di finale. Proprio nella partita di ritorno, dopo il 2-0 dei rossoneri all'andata, Dugarry fece ammattire la difesa del Diavolo, realizzando una doppietta nel 3-0 finale che qualificò i francesi, trionfanti a San Siro. Galliani, che ai tempi amava cercare i colpi di mercato per il suo Milan tra gli avversari europei, decise che era il caso di portare il ragazzo a Milano, anche se a 24 anni compiuti non aveva mostrato doti da gran realizzatore.

LA RABBIA DI SILVIO E LA MODESTIA DI CHRISTOPHE - Doti che in effetti Dugarry non dimostrerà mai: nel contempo la Juve riuscì ad aggiudicarsi il compagno di squadra, quel franco algerino di none Zinedine. Qualche anno dopo, Berlusconi dichiarerà, vista la diversa epopea dei due nel calcio mondiale: "Mandai Braida in Francia: invece di tornare da Bordeaux con Zidane mi portò Dugarry", anche se Galliani lo difese: "In quel momento il ruolo di Zidane era coperto da Roberto Baggio e da Savicevic, a noi serviva un vice-Weah". Attaccante in grado di svariare lungo tutto il fronte offensivo, aveva solo un problema, rilevante per un giocatore offensivo: segnava con il contagocce. Anche la modestia non rientrava propriamente tra le sue principali doti, visto le dichiarazioni rilasciate alla presentazione in rossonero: "Mi considero un piccolo Vialli. Voglio giocare e non ho certo paura della concorrenza di George Weah". 

UN 'BIDONE' FORTUNATO - Il bilancio del primo anno è magro: Milan settimo, Dugarry segna cinque reti, nessuno ad una grande. Paradossalmente, in carriera il francese non riuscirà mai ad arrivare in doppia cifra, quindi quella fu a posteriori una delle sue migliori stagioni. La sua esperienza al Milan si chiuse l'estate seguente, con Galliani che riuscì a sbolognarlo al Barcellona. In Spagna il bilancio sarà ancora più terrificante: 7 presenze e 0 reti. Il trasferimento al Barça fu un ottimo parafulmine per Galliani, che cercò di mascherare in tutti i modi l’acquisto di un bidone: "Anche per Dugarry, tanto discusso, non c’è alcuna difficoltà a venderlo. Infatti stamane è arrivata l’offerta di una squadra di altissimo livello". La fortuna però stava per sorridere al francese: grazie ad una buona annata nel Marsiglia infatti, riuscì a guadagnarsi la convocazione per il Mondiale del '98 dal selezionatore della Francia Jacquet, Mondiale in cui i Galletti trionfarono grazie al suo ex compagno di squadra, Zinedine Zidane. Dugarry riuscì a segnare un gol in quella competizione iridata, che gli conferì i gradi di campione del mondo
 
LA CONDANNA DI MAZZONE - Dugarry trovò anche il modo di tornare a far parlare di sè in Italia, grazie al suo caratterino: nel 1999 il Marsiglia incontrò il Bologna in Coppa UEFA, eliminandolo dopo lo 0-0 dell’andata. La partita spiccò più per le botte da orbi che per la qualità del calcio giocato: il match finì infatti con una rissa spaventosa che coinvolse giocatori, dirigenti e persino i fotografi a bordo campo. Mazzone accusò Dugarry di aver dato inizio a quel pestaggio da saloon, con parole al veleno: "Dugarry è un vigliacco, in campo e fuori. In campo perché  anche quando è in ritardo punta sempre a farti male, fuori perché picchia a tradimento e colpisce un giocatore a terra. E' un bene che sia andato via dall' Italia". Nell’estate seguente Dugarry decise di ritornare nella squadra che lo aveva lanciato, il Bordeaux, prima di diventare campione d'Europa, sempre con la nazionale francese, nel 200, battendo l'Italia in finale. Mise fine alla sua carriera tra Inghilterra, nel Birmingham, e una parentesi in Qatar.

DUGARRY OGGI E IL 'CONETTO' IBRA - Attualmente Dugarry lavora come opinionista presso una TV francese e presta la sua voce come commentatore tecnico nella serie di videogames PES al fianco di Grégoire Margotto: la capacità di criticare tutto e tutti è rimasta la sua dote principale. Notorie sono le sue ultime dichiarazioni, riferite nientepopodimenoche a Mourinho e ad Ibrahimovic. Su Mou: "Tatticamente non mette nessuno al suo posto. Se escludiamo i nuovi arrivati, è la stessa organizzazione della scorsa stagione con van Gaal. Si lamenta sempre della fortuna degli avversari o dell’arbitro, non critica mai il suo lavoro. Ho la sensazione che l’ultimo successo a livello tattico di Mourinho sia quell’Inter-Barcellona. Ha vinto titoli, ma penso che abbia perso la bussola, pensa di essere più importante della squadra”, su Ibra: "E’ un conetto. Le persone parlano dei suoi numeri, ma è un cono. Quando vedi le partite di Zlatan, non è possibile che riesca a giocare. E’ il calcio inglese e vanno a 2000 km all’ora". Chapeau Christophe: Girondini si nasce, signori si diventa.

@AleDigio89