La storia di Vincenzo Iaquinta, come quella di tanti altri calciatori, è ricca di saliscendi, di alti e bassi che ne hanno condizionato la carriera, portandolo spesso "dalle stelle e alle stalle" e viceversa: è principalmente la storia di un uomo, diventato famoso per la propria bravura nel giocare a pallone, che a volte non è riuscito a stare mentalmente dietro al talento di cui era dotato.

DA PADOVA AL CASTEL DI SANGRO: ESORDIO 'OPERAIO' - Nato a Cutro, vicino a Crotone, in Calabria, nel 1979, cresce calcisticamente nel Reggiolo, con il quale esordisce a 17 anni, prima di passare al Padova con cui debutta in Serie B a 19 primavere, realizzando tre reti in 13 presenze. Quell'attaccante duttile, un po'allampanato ma veloce non colpisce particolarmente, visto che non sembra avere particolare feeling con il gol. Dal Veneto dunque si trasferisce in Abruzzo, nel Castel di Sangro, dove in due stagioni di Serie C segna soltanto 8 gol, ma colpisce gli osservatori dell'Udinese, che ne ammirano la stazza e al contempo la rapidità di movimento. A Udine Iaquinta troverà il suo El Dorado.

UDINE DA SOGNO, LA TRIPLETTA IN CHAMPIONS E IL MONDIALE DA VINCITORE - Già, perchè in Friuli rimarrà per sette anni, dal 2000 al 2007, disputando la bellezza di 176 presenze e realizzando 58 gol. Nel 2005 riesce addirittura a debuttare in Champions League con la maglia bianconera, realizzando una tripletta contro il Panathinaikos, in una partita che verrà definita da Iaquinta stesso come "il miglior momento della sua carriera". Da punta centrale, nel tridente delle meraviglie insieme a David Di Michele e Antonio Di Natale, il calabrese sfonda nel calcio che conta, guadagnandosi la convocazione da parte del ct dell'Italia Marcello Lippi in occasione del Mondiale di calcio del 2006, in Germania, anche se in passato aveva già militato nell'Under 21. Segna il suo primo gol in Nazionale il 12 giugno 2006 nel corso della partita d'esordio al Mondiale, vinta 2-0 contro il Ghana, e al termine della competizione diventa campione del mondo, dopo aver battuto la Francia in finale. Disputa 5 presenze realizzando una rete e vincendo il Mondiale da giocatore dell'Udinese, come Franco Causio nel 1982, entrambi con il numero 15 sulle spalle. In occasione di quella incredibile vittoria viene nominato "Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica" dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

JUVE HORROR, CON IL RIMPIANTO CONTE - Le porte del paradiso sembrano aprirsi per Iaquinta quando l'anno seguente viene acquistato dalla Juventus per 11,3 milioni di euro dopo aver firmato un contratto quinquennale, ma si tratta invece dell'inizio della fine: con la maglia della Vecchia Signora viene perseguitato dagli infortuni, anche se riesce comunque a collezionare 86 presenze e 30 gol, in un'epoca sfortunata per la Juve, rendendosi protagonista anche di un'esultanza polemica nei confronti dei suoi ex tifosi, quelli dell'Udinese. Quando le cose sembrano andare meglio, con l'arrivo di Antonio Conte sulla panchina bianconera, Iaquinta è vittima di un ulteriore infortunio, che lo spinge a lasciare Torino in prestito, direzione Cesena. "Mi spiace non esser stato protagonista nella Juve di Conte. Una squadra con una mentalità straordinaria. Sono uscito di scena proprio sul più bello", saranno le sue meste parole dopo aver visto il successo dell'attuale allenatore del Chelsea. 

I PROBLEMI CON LA LEGGE E LA VOGLIA DI ALLENARE - A Cesena, complici i soliti problemi fisici che lo affliggono, gioca solo 7 partite segnando un gol, prima di far ritorno alla Juventus: ormai però per lui non c’è più spazio, così nell’estate del 2013, ancora angustiato dagli infortuni, decide di smettere con il calcio giocato a soli 34 anni, con l'intenzione di dedicarsi alla carriera di allenatore, ottenendo il patentino due anni dopo. Negli ultimi anni si è parlato di lui più per una vicenda giudiziaria che per le sue doti da tecnico: infatti nel febbraio del 2015 vengono trovate a casa sua e di suo padre delle armi, e nel dicembre dello stesso anno viene rinviato a giudizio per detenzione di armi illegale, aggravato dal favoreggiamento verso la 'ndrangheta. False invece le storie su una sua presunta tossicodipendenza: "Le voci su di me? Ne ho sentite di tutti i colori. Tutte falsità dette da gente invidiosa. Su internet scrivevano addirittura che mi stessi disintossicando. Una cattiveria assurda e senza senso. Adesso voglio diventare un grande allenatore: i miei modelli sono Spalletti, Lippi e Conte". Ad maiora, Iaquinta!

@AleDigio89