Oggi perdiamo tutti. Se le dimissioni di Nicola verranno effettivamente formalizzate, non solo il Crotone, ma tutto il calcio italiano perderà. Per l’ennesima volta. Non ci lasciamo sfuggire occasione per ripetere, come un mantra, che «nel calcio non c’è riconoscenza» ma poi, puntualmente, razzoliamo il contrario. Alla base della decisione che ha tolto il sonno ai tifosi pitagorici, le critiche mosse dalla dirigenza all’allenatore dopo la sconfitta con l’Udinese, la quarta consecutiva compresa quella di Coppa Italia. Riderei, se non ci fosse da piangere per la figuraccia che si rischia di fare. Lo scrissi già dopo il 5-1 di Bergamo contro l’Atalanta, che la salvezza dello scorso anno, per i modi in cui era maturata, aveva fatto nascere in molti, tra società, squadra e tifoseria, un senso di ingiustificata onnipotenza. Un’arroganza, nel progettare la stagione agonistica e nello spirito con cui si sono affrontate le prime gare, dettata da un «se ce l’abbiamo fatta l’anno scorso, ce la facciamo anche quest’anno», come se la massima serie fosse ormai il giardino di casa nostra.

Un’impresa che ha dato alla testa a qualcuno di importante spingendolo a pensare, evidentemente, che per questa stagione la permanenza in A dovesse essere solo l’obiettivo minimo. Al Sud siamo passionali, vero, ci esaltiamo e deprimiamo alla stessa velocità con cui Montella cambiava modulo al Milan, ma pensare che il Crotone potesse puntare a qualcosa in più della salvezza dopo alcuni risultati utili consecutivi, passatemi l’aggettivo, è stato da pazzi oltre che da incompetenti. Cosa vi aspettavate di più da questa squadra? Cosa volevate in più, che non avesse già dato, da questo allenatore? Mettere in discussione Nicola in questo momento, dopo aver sopportato, in modo lungimirante a differenza del sottoscritto, i nove punti del girone d’andata della stagione 2016/2017, mi puzza di disonestà e scorrettezza. Per questo motivo, chi di dovere faccia un passo indietro e chieda scusa all’uomo a cui il popolo rossoblù deve tutto; e lei, mister, pensi all’amore che questa gente le ha dato, le dà e le darà sempre, e torni sui suoi passi. Non mi interessa di Drago, non mi interessa di Colantuono né tantomeno di Stellone, io voglio rivedere Davide Nicola, al suo posto, domenica contro il Sassuolo. E se non ci sarà avremmo perso un po’ tutti.