Chi non ha mai sentito parlare di Area 51? Dai su, la famosa base segreta militare sita nel deserto del Nevada a cui sono legate le più popolari leggende metropolitane su extraterrestri e dischi volanti. Ogni anno il personale di sorveglianza dell’aeronautica militare statunitense arresta, con l’accusa di violazione di proprietà governativa, le migliaia di persone che giungono a visitare la base, eretta a vero e proprio museo degli ufo. In Seria A, e più precisamente al Crotone, queste orde di turisti non rischierebbero la stessa triste sorte e di oggetti volanti non identificati ne vedrebbero comunque tanti.

​Dussenne, Tonev, Nalini e Kotnik hanno stimolato particolarmente l’interesse del sottoscritto per le qualità, tali o presunte, che non sono riusciti (e molto probabilmente non riusciranno) ad esprimere in questa stagione. I primi due sono quelli che possono vantare il curriculum più folto e un maggior minutaggio in questo campionato. Tonev soprattutto, arrivato dopo un anno da dimenticare a Frosinone, è stato presentato come uno dei “colpi” del mercato estivo, ma tra infortuni, precarie condizioni fisiche, prestazioni imbarazzanti è scivolato tra le riserve pitagoriche, salvo poi essere buttato irresponsabilmente nella mischia come nella gara di ieri, forse l’ultima chance per riaprire il discorso salvezza. Dussenne, invece, fa rima con gol subito. Giunto in Calabria con la fama di difensore goleador, grazie alle 6 reti siglate la scorsa annata nella “tatticissima” Serie B belga, il ragazzo si è contraddistinto per una particolare abilità: quando gioca, ed è capitato solo 7 volte quest’anno, il Crotone subisce più di una rete e perde sempre. Fatta eccezione per il match contro i viola, è successo con Empoli, Atalanta, Cagliari e Sassuolo nel girone d’andata, con Roma e Napoli al ritorno. Di Andrea Nalini, 299 minuti in 9 gare, e Andrej Kotnik, arrivato come “piano Z” all’ultimo giorno del mercato di gennaio, forse non è necessario neanche parlare, visto che si fa fatica a tirar su una statistica per carenza di dati.

Il penultimo posto in classifica, che di sicuro sarebbe ultimo in presenza di avversarie più fameliche, è frutto dell’inesperienze e, evidentemente, dell’incapacità della società di gareggiare a certe latitudini; limiti, questi, che inevitabilmente si sono riflessi sul rettangolo di gioco. Dopo questa galleria di oggetti non identificati siete ancora dell’idea di andare fino in America?