Una delle migliori qualità che si possa riconoscere a una persona è quella di saper stare al mondo. Non è mai facile destreggiarsi tra gli ostacoli, quasi sempre inattesi, che la vita quotidiana mette di fronte, o adeguarsi a determinati parametri sociali diversi da quelli di appartenenza. Dopo il pareggio di ieri a Ferrara credo, sperando di non pentirmene, che il Crotone abbia finalmente capito cosa voglia dire stare al mondo, cosa voglia dire stare in Serie A. Una partita complessa per mille ragioni, vuoi per la cronica allergia a fare punti fuori casa, vuoi per la qualità della rosa avversaria, non certo da semplice matricola, vuoi per il dignitoso campionato disputato sinora dagli spallini e vuoi, soprattutto, perché si partiva da una situazione di svantaggio, in cui non si è pensato neanche per un secondo di alzare bandiera bianca. Lo stesso mix di cose l’anno scorso, almeno fino a marzo, avrebbe reso il risultato irrecuperabile. Oltre ad aver lasciato in A i pitagorici quindi, la salvezza del passato campionato ha consegnato in dote alla squadra la nuova mentalità, più matura, di saper interpretare le diverse fasi della gara e colpire al momento giusto. Non storciamo il naso se, al momento, i punti sono arrivato solo con Hellas Verona, Benevento e Spal, tre neo promosse: gli status di “ammazza grandi” o “terribile provinciale” non hanno senso se poi si falliscono obiettivi alla propria portata.

Il match del ‘Mazza’, come del resto l’intero torneo disputato fino a questo punto dai calabresi, non poteva trovare personificazione migliore di Simy. Sgraziato, confuso, lento, a volte ci si chiede come uno così possa giocare in massima categoria, eppure maledettamente umile e sempre orientato al bene della squadra. Simeon Tochukwu Nwankwo, nel bene o nel male, riesce sempre a catalizzare l’attenzione su di sé, come nella passata stagione, quando segnò due reti decisive per la salvezza dopo un anno di totale anonimato. Alla fine del mercato la sua permanenza in Calabria non ha stupito più di tanto, nel senso che non ha meravigliato il fatto che nessuno fosse interessato al suo cartellino. L’infortunio di Tumminello, gli acciacchi fisici di Budimir e la scarsa condizione di Trotta, accompagnati da prestazioni importanti, gli stanno fornendo l’occasione giusta per far ricredere chi (come me) pensa che tutto ciò che nasce dai suoi piedi, gol di ieri compreso, sia unicamente frutto della fortuna.